mercoledì , 20 Ottobre 2021

Terremoto, lutto nazionale nella “povera Italia”

E’ giornata di lutto nazionale oggi in Italia, e non poteva essere altrimenti dopo quanto è successo, dopo le 290 vittime del terremoto che ha devastato il cuore geografico del Bel Paese, ed il bilancio purtroppo potrebbe non essere definitivo. In queste ore si stanno tenendo i funerali di molte vittime, e si può immaginare in che atmosfera. Inoltre, in questi giorni in molti hanno fatto analisi e commenti su quanto è successo. Alcuni si sono indignati, e la stampa estera ci ha trattati come al solito, e come meritiamo, ovvero come il paese più arretrato tra le democrazie sviluppate, una nazione che pur essendo a forte rischio sismico non ha mai fatto nulla per fronteggiare questo pericolo costante.

A rischio sismico, lo è anche il Giappone, persino più di noi, e lo è anche la California. Ma, per loro, un terremoto di magnitudo 6.0 come quello dei giorni scorsi, non è da considerarsi forte, non è devastante come da noi. “I giapponesi si scrollerebbero un po’ di polvere di dosso senza neanche interrompere il lavoro” è stato detto, mentre da noi, cioè nel paese dei furbetti del quartierino e di coloro che si sfregano le mani e non riescono a trattenere una risata di soddisfazione quando sanno del terremoto dell’Aquila del 2009, si deve proclamare il lutto nazionale e piangere centinaia di persone, compresi molti bambini ed intere famiglie.

Tutti commenti giusti, ma la cosa peggiore è che in troppi, forse non tutti e questa è una colpa, lo dicono da decenni. Si è talmente stanchi, in Italia, di essere presi in giro dal potere e da certa classe dirigente che riesce a lucrare su tutto, che si sfiora la rassegnazione. Speriamo almeno, se non è chiedere troppo, di vedere in galera i responsabili del crollo della scuola di Amatrice, ristrutturata con “criteri antisismici” quattro anni fa e crollata miseramente martedì notte. O di quello del campanile di Accumoli, appena ristrutturato, e crollato su una casa uccidendo un’intera famiglia… E cose così sono successe, in gran numero, in tutti i terremoti, basti pensare alla Casa dello studente dell’Aquila.

Per fortuna, a fronte di una Italia mediocre e cinica, che pensa solo al proprio tornaconto, c’e n’è un’altra generosa e discreta che corre in aiuto di chi ha bisogno senza chiedere nulla. E’ quella dei tanti, volontari e non, che si sono precipitati sul posto a prestare soccorso da un po’ tutte le regioni d’Italia. Sono andati perfino in troppi, tanto che molti stanno già rientrando. Tra di essi anche i quattro volontari del Nucleo cinofilo da soccorso Anc Veneto che, con due cani, hanno lavorato tra le macerie di Amatrice dalle prime ore di giovedì.

Le due unità cinofile, in forza al Nucleo di protezione civile dell´Associazione nazionale carabinieri dell’Unione del marosticense, hanno lavorato nella zona rossa, in pieno centro del paese, alla ricerca dei dispersi che ancora mancano all’appello. Si tratta di cani abilitati ad operare in caso di emergenze e calamità. Questo significa che, dopo un complesso percorso formativo, hanno superato i sempre più selettivi esami nazionali. Tra l’altro, in questi giorni, altri quattro conduttori con rispettive unità cinofile si trovano in Slovenia, a Capodistria, per un campo di formazione e lavoro di ambito internazionale, il Rescue Campo dog 2016, che vede impegnati gruppi di più nazioni. Al loro rientro i volontari si metteranno a disposizione per un eventuale intervento nelle zone terremotate.

F.O.

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