Breaking News

Teatro, Stivalaccio e la risata “come si deve”

Come promesso la compagnia Stivalaccio Teatro è tornata a urlare il suo “viva il teatro, viva la commedia” a Rampazzo di Camisano, nella notte del 24 luglio scorso. Lo spettacolo, intitolato “Romeo e Giulietta, l’amore è saltimbanco”, è l’ennesima prova della bravura della compagnia, che, come nel Don Chisciotte del 6 agosto, ha fatto il pienone, anche se in una rassegna soltanto alla sua seconda edizione come può essere quella di Teatro al Castello.

La partecipazione. piuttosto numerosa tanto da creare problemi logistici agli organizzatori, conferma il successo della particolare sfumatura di teatro popolare della compagnia, che continua a divertire un pubblico che va aumentando in maniera esponenziale di spettacolo in spettacolo. La tragedia shakespeariana è solo un pretesto per raccontare una storia surreale, le disavventure di due commedianti disgraziati, Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni, del loro incontro con Veronica Franco, ingorda prostituta veneziana, e di come debbano preparare in due ore la celeberrima tragedia “Romeo e Giulietta” per deliziare il principe Enrico III di Valois.

Passa quindi in secondo piano l’opera che dà il titolo allo spettacolo, facendo posto al sottotitolo, vero fulcro della vicenda, “l’amore è saltimbanco”. La fusione tra le due trame, quella della storia dei commedianti e quella della tragedia dei due innamorati, è assolutamente perfetta, omogenea e non disorienta lo spettatore, che non può far altro che godersi i lazzi e i giochi tra gli attori. La presenza della commedia dell’arte è molto più marcata rispetto al “Don Chisciotte”, ma si introduce di soppiatto nella narrazione, senza trasformare lo spettacolo in vera e propria commedia, ma facendone parte e convivendo con una recitazione discorsiva e gestuale

Bravi gli attori, con il duo composto da Michele Mori e Marco Zoppello che è molto dinamico mentre Anna De Franceschi amalgama il tutto in una complicità irresistibile. Gli attori sul palco sono ubiqui e versatili, diventando tre, sei, nove personaggi, tutti egualmente curati e irresistibili. La risata è senz’altro la chiave di lettura migliore della rappresentazione, e proprio questa spontanea tendenza alla comicità incornicia la morale e la scena drammatica, sdoppiata anch’essa tra storia e tragedia.

È leggero il sapore amaro che lascia in bocca questo spettacolo, al di là della risata, al di là di un pubblico sempre coinvolto. Quello di Stivalaccio non vuole essere solo un teatro di risata, ma riesce ad essere intimo, anche se solo per un secondo, e questa intimità, che spacca l’atmosfera di solo divertimento, avvicina improvvisamente gli attori al pubblico, più di quanto non possano fare mille giochi con gli spettatori.

Ci si affeziona agli spettacoli di Stivalaccio perché sono capaci di modulare il tempo del gioco e il tempo del dramma. Si vanno a vedere i loro spettacoli accompagnati anche dalla curiosità per la morale, che riesce a salvarsi dalla malinconia e diventa così spunto di riflessione, da affrontarsi tra una risata e l’altra. E ricordiamo anche cosa scriveva a questo proposito Tiziano Terzani: “Ridere, io trovo che ridere sia una cura, è parte della guarigione. Per cui, il consiglio che do a tutti è cominciare con una grande risata e finire con una grande risata”.

Alvise Romanzini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *