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Profughi, Dovigo (Sel): “I ghetti li fa la cattiva politica”

“Fa ridere, per non piangere, leggere ed ascoltare i proclami di chi si ritiene contrario ai ghetti, cioè le vie ad alta concentrazione di extracomunitari e rifugiati. Sembra che costoro non sappiano che qualsiasi ghetto è la diretta conseguenza di politiche sbagliate e di una visione culturale che nulla ha compreso di ciò che sta succedendo nell’area mediterranea nell’ultimo decennio”. E’ quanto scrive in apertura di una nota diffusa oggi Valentina Dovigo, consigliera comunale di Vicenza di una lista civica e Sel, sulla eterna questione dell’accoglienza dei richiedenti asilo nella nostra provincia, ed in particolare nel suo capoluogo.

Valentina Dovigo
Valentina Dovigo

“Sarebbero state necessarie sostanzialmente due cose – continua la Dovigo -: la prima è capire la portata del fenomeno migratorio, le sue cause varie e complesse, la sua entità, la corresponsabilità del mondo occidentale nella genesi delle guerre e nella costruzione di povertà sempre più profonde. La seconda è invece il mettere in atto un minimo di regole e di organizzazione per affrontare la situazione, per sorreggere le persone in difficoltà tramite percorsi di accoglienza ed integrazione guidati, ragionati, strutturati, utili a loro ma anche a noi. Gridando al diavolo, cercando sempre di scaricare il problema sugli altri o, semplicemente, volendo distinguere migranti veri da migranti falsi, non si fa altro che alzare il livello di problematicità delle situazioni e della tensione sociale, e si creano di fatto le condizioni perché i furbetti di turno possano agire indisturbati”.

“A chi si sta ora preoccupando dei poveri nati in Italia – conclude la consigliera comunale vicentina – e li sta contrapponendo ai poveri di un altro colore, dopo aver per anni predicato meno tasse e più deregulation, meno pubblico e più privato, (cioè meno servizi e meno sociale e più mercato) sarebbe opportuno ricordare che la strada da attivare per le persone in difficoltà si potrebbe chiamare reddito di cittadinanza e non chiusura delle frontiere. Al prezzo di qualche pensione d’oro, qualche spreco o qualche vantaggio acquisito in meno. I ghetti potranno essere superati solo quando saremo in grado di costruire nuove politiche e nuove progettualità, dall’Europa all’ente locale”.

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