Veneto

Discariche e multe, braccio di ferro tra Stato e Regioni

“Non abbiamo nessuna intenzione di fare la figura di quello che intanto paga, in attesa di capire chi deve pagare sul serio. Sulla questione delle sanzioni europee per presunte violazioni alla normativa in materia di discariche abusive e bonifiche inflitte all’Italia  stiamo ricorrendo alla giustizia amministrativa. Io parlo per la Regione Veneto, ma moltissime altre Regioni – quasi tutte –  la pensano come noi”.

Lo annuncia l’assessore all’ambiente della Regione Veneto Gianpaolo Bottacin, riguardo alla dibattuta questione del pagamento delle multe inflitte all’Italia dalla Corte di giustizia europea per la mancata bonifica di alcune discariche.

“Siamo di fronte all’ennesimo pasticcio all’Italiana – dice Bottacin – al termine del quale, come sempre, secondo il Governo dovrebbero essere i territori a pagare. Secondo la Ragioneria generale dello Stato, vale a dire il Ministero dell’economia e delle finanze – fa notare l’assessore del Veneto – tutte queste somme, per il Veneto 3 milioni 494 mila euro circa per nove siti, dovrebbero essere pagate dalle Regioni e quanto versato dallo Stato andrebbe considerato una mera anticipazione, con relativo avvio delle procedure di rivalsa nei confronti degli enti locali”.

“Secondo logica e buon senso – prosegue Bottacin – prima di pagare deve essere chiaro chi deve farlo, proprio secondo il principio europea del ‘chi inquina paga’. Per questo le Regioni tutte, con una nota formale, hanno proposto al governo, in coerenza con il principio della collaborazione, un percorso tecnico per possibili soluzioni condivise e criteri per una equa quantificazione e ripartizione delle sanzioni: la valutazione caso per caso a seconda delle tipologie di situazioni in atto (abbandoni, discariche abusive, discariche autorizzate) e delle azioni fatte su ciascun sito. Inoltre è necessaria la ripartizione delle responsabilità sulla base delle competenze costituzionali e amministrative”.

“E il bello arriva adesso – rivela Bottacin – perché il 26 maggio scorso, proprio una nota del ragioniere generale dello Stato recita letteralmente che ‘a tal proposito si può condividere la richiesta che, nelle more della definizione delle questioni aperte sia sospesa la decorrenza del termine di 90 giorni fissato nella nota di avvio della procedura di rivalsa’ il cui protocollo è del primo aprile 2016”.

“Abbiamo quindi ragione ma dovremmo pagare lo stesso? – conclude Bottacin – non se ne parla proprio: prima si facciano le cose per bene e, per esempio, si escludano dalla questione i siti di interesse nazionale, poi ne riparliamo. Allo stato dell’arte però, non vediamo altra soluzione che attivare il contenzioso”.

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