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Veneto in cifre nel “Rapporto statistico 2016”

Sono tanti gli spunti forniti dal Rapporto statistico 2016 del Veneto, curato dal Sistema statistico della Regione e presentato questa mattina a Padova. Su tutti, sono due quelli che colpiscono di più. Il primo ritorna la fotografia del Veneto come un grande sistema urbano interconnesso, e il secondo quello di un territorio dai capelli d’argento, che invecchia più rapidamente di altre regioni d’Europa. Per consultare, nel dettaglio, il dossier statistico, si può visitare questa pagina.

Tornando al primo punto, al Veneto policentrico sta subentrando il Veneto metropolitano. “Il 40,3 per cento della popolazione – ha sottolineato il nuovo segretario generale alla programmazione, Ilaria Bramezza, – si concentra nella fascia a centrale del Veneto, tra Venezia, Treviso, Padova, Vicenza e Verona. Un agglomerato urbano multipolare che funziona come un magnete: ogni giorno in Veneto le persone che si spostano per motivi di studio o di lavoro sono più di 2,5 milioni”.

“La grande città diffusa multipolare, interconnessa su scala internazionale – si legge in una nota diramata in proposito – e organizzata con una fitta rete di relazioni interne, sta vivendo una fase di riorganizzazione anche amministrativa, con un aumento di scala delle autonomie territoriali di riferimento, dalle camere di commercio ai consorzi, alle Province. Ma sconta anche aspetti di vulnerabilità, come pendolarismo, disagio abitativo, traffico e inquinamento dell’aria, che il Rapporto statistico misura nei suoi chiaro-scuri”.

Passando, poi al secondo aspetto, nel 2015, per la prima volta dal 1960, sono diminuiti gli abitanti in Veneto. Oggi infatti i residenti sono 4.915.123, vale a dire più di 12mila in meno rispetto all’anno precedente. “È come – ha fatto notare la direttrice del Sistema statistico regionale, Maria Teresa Coronella – se si fossero persi tre comuni di circa 4 mila abitanti l’uno”.

Cala la natalità e dai 9,8 nati per mille abitanti del 2008 il Veneto è sceso agli 8 del 2015. Per la prima volta, poi, le culle vuote non sono compensate dai flussi migratori, come era stato negli anni precedenti. “L’apporto della popolazione immigrata – continua la nota -, che conta più di mezzo milione di nuovi residenti, pari al 10,4%della popolazione regionale, risulta in flessione: dai 2,71 figli di media nel 2008 si è infatti passati ai 2,08 del 2014, un dato che si avvicina a quello delle donne venete, con 1,3 figli di media”. A questo calo delle nascite, va aggiunto un aumento dei decessi. Nel 2015 si è infatti verificato un eccesso di mortalità, che ha riguardato soprattutto gli ultraottantenni.

Per quanto riguarda la componente migratoria, si riducono le iscrizioni in anagrafe dall’estero ed aumenta il numero dei veneti che se ne vanno: dal 2012 al 2014 11 mila giovani si sono trasferiti all’estero e, negli ultimi sei anni, il numero di under 34 che ha deciso di lasciare la nostra Regione è salito del 44 per cento.

Questo Veneto dai capelli d’argento pone vecchi problemi, ad esempio la sostenibilità del sistema pensionistico e del welfare, ma anche e nuove sfide, come quella dell’invecchiamento attivo. Se il nostro sistema pensionistico appare più sostenibile che altrove, tuttavia metà degli assegni pensionistici non arriva ai mille euro al mese.

“L’assegno pensionistico di domani – ha sottolineato Coronella – sarà probabilmente più modesto di quello di oggi, a causa del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo e, dopo una vita passata a lavorare, i pensionati di domani potrebbero essere più poveri di tempo da dedicare a loro stessi o alle attività di volontariato, con ripercussioni anche sociali a livello di welfare. Nei prossimi anni, infatti, il calcolo dell’età pensionabile sarà legato all’aumento della speranza di vita alla nascita e se non dovessero intervenire ulteriori riforme, si può stimare che, dopo la pensione, rimarranno 19 anni per le donne e 16 per gli uomini”.

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