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Pfas, Studio 3A scrive alla Miteni, che non risponde

Perché non chiedere direttamente alla presunta fonte dei Pfas? Questa è la considerazione che ha portato ca società Studio 3A, che valuta le responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a scrivereuna lettera alla Miteni, l’azienda di Trissino che viene da più parti considerata responsabile dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle falde di una mparte consistente del Veneto. Lella lettera si chiedeva ai vertici della Miteni un incontro, per fugare i dubbi e le paure degli assistiti di Studio 3A. Non c’è stata nessuna risposta.

Studio 3A si è interessato da subito al problema inquinamento dell’acqua da Pfas, e sta seguendo i casi di una quindicina di soggetti, tra famiglie e attività, dell’area individuata dalle autorità come quella ad alto rischio ambientale per la contaminazione.

“I nostri assistiti sono preoccupati e angosciati per le notizie emerse negli ultimi mesi – spiega Studio 3A nella lettera inviata a Miteni, e per conoscenza anche alla Regione Veneto, all’Arpav e all’ospedale civile di Padova -. A seguito di avvisi e ordinanze e dell’incessante e quotidiano clamore mediatico sulla vicenda, queste persone stanno vivendo ogni giorno con la paura e il dubbio che la loro salute sia messa in pericolo dall’inquinamento del territorio”. Se infatti il danno biologico è ancora da accertare con esattezza, secondo Studio 3A quello esistenziale è già evidente. “Nella lettera, peraltro – sottolineano i responsabili di Studio 3A – , non si colpevolizza nessuno”.

Nella missiva inviata a Miteni infatti si prende atto che, “da quanto emerge dalle notizie di stampa, dalle inchieste di natura giudiziaria e dai provvedimenti delle pubbliche amministrazioni, sembra che una possibile causa di quanto sta avvenendo da anni in questo vasto territorio, compreso tra l’alto Vicentino, Legnago e Montagnana, e dell’inquinamento delle falde e quindi dell’acqua potabile, possa essere addebitabile alla vostra attività produttiva e a sostanze che sono parte integrante delle lavorazioni effettuate nel vostro stabilimento”. Ma si riportano anche le precisazioni fatte a mezzo stampa da Miteni, secondo cui “lo stato di inquinamento potrebbe essere riconducibile anche ad altre cause, quali ad esempio le attività di conceria presenti in zona”.

“Negli ultimi mesi– spiega il presidente di Studio 3A, Ermes Trovò, – a fronte dei risultati delle indagini sanitarie, le preoccupazioni di queste famiglie hanno raggiunto livelli tali da portarli a cercare qualsiasi tipo di risposta oggettiva che possa aiutarli a superare questo patimento. Il nostro obiettivo, con la lettera, era solo quello di confrontarci serenamente, capire se vi fossero o meno delle responsabilità sull’inquinamento e, se sì, da parte di chi. Cogliamo dunque con rammarico il fatto che Miteni, che la nostra lettera l’ha certamente ricevuta e da tempo, si sottragga a questo confronto e non abbia ritenuto di inviarci alcun cenno di riscontro. Un silenzio per certi versi assordante, che ci fa pensare e preoccupare ancora di più: in genere, chi tace, acconsente”.

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