Breaking News
Una affollata strada di Dacca, capitale del Bangladesh - Foto Dmitry Chulov (Shutterstock)
Una affollata strada di Dacca, capitale del Bangladesh - Foto Dmitry Chulov (Shutterstock)

La strage di Dacca e il Made in Italy da rinverdire

Pubblichiamo di seguito un intervento di Roberto Bottoli, presidente del Sistema Moda Italia di Confindustria Veneto. In esso si fanno precisazioni in merito alla presenza imprenditoriale italiana in Bangladesh, un intervento maturato a seguito della strage di Dacca delle settimane scorse.

*****



A seguito dei tragici fatti di Dacca e dell’appartenenza di alcune delle vittime al mondo del tessile abbigliamento, la stampa ha rilevato la significativa presenza di imprenditoria italiana nel Bangladesh. Sono cifre che potrebbero essere strumentali per puntare il dito contro i delocalizzatori e l’utilizzazione (che a volte può assumere le sembianze di sfruttamento) della manodopera a bassissimo costo.

Roberto Bottoli
Roberto Bottoli

Da sempre sono un sostenitore dei valori del Made In Italy e critico della delocalizzazione “esagerata”, ma non voglio entrare nel merito delle effettive necessità di alcuni brand ad aver spostato una parte così rilevante o addirittura l’intera produzione in paesi tipo Bangladesh; vorrei invece soffermarmi sulle cause che hanno spinto tanti imprenditori italiani e veneti ad affrontare i disagi ed i rischi dell’attività all’estero.

Le carenze del Sistema Italia li conosciamo bene: il costo del lavoro che, a causa degli oneri contributivi, raggiunge valori spropositati mentre la forbice contributiva deprime i consumi; la burocrazia asfissiante e la pubblica amministrazione ostile; la tassazione esagerata; l’abbandono culturale dei valori della tecnica e del lavoro manuale; la sudditanza a normative imposteci dall’Europa che non valorizzano il “Made In”. Non c’è nessun rimedio? Gli ancora importantissimi numeri imprenditoriali ed occupazionali nella Regione (oltre 7.000 imprese, 80mila addetti) potranno consolidarsi o il trend regressivo è inarrestabile?

Dipenderà un po’ anche da noi e dal nostro operare. Possiamo contare su una secolare abilità manifatturiera, sulla nostra creatività, sulla nostra cultura e, mi auguro, ancora sulla nostra “voglia di fare”; tutti valori racchiusi in quel “Made in Italy” che nonostante gli oltraggi subiti, ha ancora un formidabile appeal nel mondo. Ma sarà con dimostrazioni di impegno, capacità e comportamenti virtuosi che potremo finalmente cancellare quel clima culturale avverso all’imprenditoria retaggio di una ottusa ideologia che in nome di un utopico e nefasto egualitarismo continua a mortificare il merito.

Al contempo, sarà importante ribadire e diffondere la consapevolezza che solo il lavoro crea benessere, che i servizi sono a servizio del lavoro, che le attività finanziarie sono un servizio e che l’Italia è ancora fondamentalmente un paese manifatturiero. E ricordiamoci che un manifatturiero evoluto e moderno, se pur di nicchia, necessita comunque di sufficienti volumi produttivi che possano sostenere la ricerca e l’innovazione.

Solo se riusciremo a convincere la società e la politica che il valore essenziale è il lavoro e che il lavoro non è un’entità astratta, non si crea con decreti ma è il frutto della salute delle imprese, solo allora qualcuno penserà ad alleggerire i nostri handicap ridandoci margini di competitività.

Roberto Bottoli – Presidente Sistema Moda Italia Confindustria Veneto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *