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Espulso l’imam radicale di Noventa Vicentina

Era rigido ed intransigente nell’interpretazione e nell’insegnamento del Corano, tanto che una parte dei suoi stessi fedeli, nella comunità islamica di Noventa Vicentina, era a disagio e non nascondeva un certo malcontento. Ora è scattato per lui il provvedimento di espulsione, perché ritenuto pericoloso per l’ordine pubblico e per la sicurezza dello Stato. E così ieri, la polizia di Vicenza, eseguendo un provvedimento di espulsione del ministro dell’Interno, ha rispedito in Marocco il 52enne Mohammed Madad, imam del centro di preghiera e cultura islamica “Assonna”, che si trova a Noventa, in Via delle Arti. E’ stato accompagnato a Fiumicino e messo su un volo Alitalia.

Mohammed Madad
Mohammed Madad

Madad, in Italia da molti anni e con una famiglia composta da moglie e quattro figli, dopo aver vissuto a lungo a Reggio Emilia, aveva assunto nel dicembre del 2015 l’incarico di guida spirituale della comunità musulmana di Noventa, un incarico retribuito che portava avanti secondo convincimenti di matrice salafita, ovvero di quella che è la linea di pensiero più dura all’interno del mondo islamico, certamente quella più lontana dal nostro stile di vita. Insegnava anche ai bambini, seguendo quel credo che troppo spesso può aprire le porte all’integralismo.

La polizia non ha mancato di notare tutto questo, ed ha avviato un’indagine, svolta dalla Digos di Vicenza anche in collaborazione con quella di Reggio Emilia, dalla quale è emersa la vicinanza dell’imam ad una ideologia estremista, che lui imponeva anche ai fedeli, avviando un processo di radicalizzazione anche nei confronti dei più piccoli. Per quanto riguarda invece l’integrazione di Madad nella nostra società, nonostante egli vivesse in Italia ormai da decenni sembra che, di fatto, non avesse quasi rapporti con la realtà in cui si trovava, era una sorta di corpo estraneo insomma…

Le indagini hanno evidenziato che l’imam seguiva un linea educativa intransigente anche nei confronti dei suoi figli, due maschi e due femmine, una delle quali è stata chiamata Jihad. Merita sottolineare inoltre che il religioso non aveva disdegnato di affiancare, al suo insegnamento, anche una sorta di attività parallela, fatta di rituali magici, prestati a pagamento, con i quali evidentemente integrava il suo stipendio. La domanda che ci si pone è comunque soprattutto una: dall’imam allontanato dall’Italia, per altro per un periodo di ben 15 anni, lungo quindi, a testimonianza che l’uomo è giudicato pericoloso, venivano solo parole generiche o vi è stato di più?

Sicuramente non risulta che da lui sia mai arrivata, ad esempio, alcuna presa di distanza nei confronti dei troppi attentati di matrice jihadista che si sono verificati in Europa, e non solo, negli ultimi tempi. Il sospetto quindi è che potesse anche agevolare il terrorismo internazionale. Tuttavia dalle indagini e perquisizioni effettuate non sarebbero emerse prove tali da giustificare provvedimenti nei suoi confronti di natura penale. Si è scelto quindi di percorrere la strada dell’espulsione verso il suo paese di origine, il Marocco, dove per altro adesso si trova anche la sua famiglia. E’ il secondo caso, nel vicentino, di un provvedimento di espulsione dall’Italia nei confronti di un imam operante nella zona. Il primo episodio del genere era avvenuto a Schio, nell’ottobre dell’anno scorso.

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