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Marta Marzotto - Foto Tania Volobueva (Shutterstock.com)
Marta Marzotto - Foto Tania Volobueva (Shutterstock.com)

E’ morta a Milano, a 85 anni, Marta Marzotto

E’ stata una delle protagoniste del jet set e della mondanità italiana per decenni, con un cognome importante, soprattutto dalle nostre parti. E’ Marta Marzotto, che è morta questa notte, a Milano, all’età di 85 anni, a conclusione di una vita intensa passata a lungo sotto i riflettori. Nata Marta Vecondio, figlia di un casellante e di una mondina, aveva sposato nel 1954 il conte Umberto Marzotto e dalla loro unione erano nati cinque figli: Paola (nata nel 1955, madre di Beatrice e Carlo Borromeo), Annalisa (nata nel 1957 e venuta a mancare nel 1989, malata di fibrosi cistica), Vittorio Emanuele (nato nel 1960), Maria Diamante (nata nel 1963) e Matteo (nato nel 1966).

Il matrimonio con l’industriale di Valdagno era poi finito, ma lei aveva mantenuto il cognome. Era stata poi legata a lungo al grande pittore Renato Guttuso, posando anche per i suoi quadri. “Quest’ultimo – si legge sulla pagina che le dedica Wikipedia -, dopo averla conosciuta nel salotto dei Marchi, a Milano, la rappresenta in molte opere, ad esempio nella serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste, pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso. Il rapporto tra i due cessa improvvisamente dopo circa venti anni”.

“Animatrice di salotti, stilista e disegnatrice di gioielli – continua il ritratto che ne fa l’enciclopedia online -, il 21 marzo 2006 Marta Marzotto viene condannata in primo grado dal Tribunale di Varese a otto mesi di carcere col beneficio della condizionale e ad 800 euro di multa, per aver riprodotto nel 2000, senza averne titolo, alcune opere in suo possesso, tra cui diversi quadri che la ritraggono, oltre a 700 serigrafie di Guttuso, i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio. Nel 2011 i giudici della Corte d’Appello di Milano la pensano diversamente e la prosciolgono perché il fatto non costituisce reato“.

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