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La Cisl porta a Vicenza la campagna #StopVoucher

Giardinaggio e pulizia, lavori domestici e commercio, sono questi i comparti economici nel quali si fa più uso dei voucer. Come tutti sanno, si tratta di una forma di pagamento di una prestazione d’opera attraverso una sorta di buono lavoro, certamente un mezzo che ha un senso se usato sporadicamente, ma che diventa una furbizia, e forse anche peggio, quando se ne abusa. Ed è così che il sindacato, nel caso specifico la Clsl, lanciato una campagna regionale esplicita fin dal nome: #Stop Voucher.

Raffaele Consiglio
Raffaele Consiglio

Sono stati infatti quasi 2,6 milioni i voucher venduti nel vicentino nel corso del 2015, quasi il 17% della totalità di quelli usati in tutto il Veneto nello stesso anno: un numero cresciuto di ben sette volte dal 2012 che, pur non distanziandosi molto dalla media regionale, segnala un’anomalia del sistema del loro utilizzo. “I voucher – ha sottolineato Raffaele Consiglio, segretario generale di Cisl Vicenza – sono l’esempio di come uno strumento pensato anche per risolvere il problema del lavoro nero sia sfuggito di mano e venga dirottato verso altri obiettivi. Il problema è l’abuso, non il suo uso. Per questo occorre stringere le maglie e potenziare i controlli, e fare fronte comune insieme a tutte le parti sociali e alle istituzioni”.

Introdotti dalla legge Biagi nel 2003, per contrastare il lavoro nero e ridefiniti nel 2008, i voucher per la retribuzione legale dei lavori occasionali stanno insomma sempre più diventando strumenti che favoriscono il lavoro sottopagato e precario. Nasce da questa consapevolezza, suffragata dai dati, la campagna regionale di Cisl Veneto #StopVoucher, che oggi ha fatto tappa anche a Vicenza.

“Il ricorso ai voucher in Veneto come e, in alcuni casi, più che nelle altre regioni – denuncia anche Onofrio Rota, segretario generale di Cisl Veneto – ha straripato gli argini della legalità per tramutarsi nell’esatto opposto della sua funzione originale: da strumento per far emergere il lavoro nero a mezzo per nasconderlo e diffonderlo. Noi non ne chiediamo l’abolizione, ma una regolamentazione più precisa. Al momento dal Ministero del Lavoro non è arrivato nulla di utile in questo senso: il decreto proposto da Poletti è assolutamente insufficiente se non inutile”.

Nella provincia di Vicenza l’uso dei voucher è cresciuto negli ultimi anni molto più che nel resto del Veneto: dai 350mila del 2012, infatti, si è passati ai quasi 2,6 milioni del 2015, con un aumento di sette volte in tre anni, rispetto a una media regionale di incremento che si attesta intorno a cinque. Spiccano, per il vicentino, in termini assoluti i settori del turismo (229.508), del commercio (349.888) e i servizi (189.894). Sul totale veneto, invece, il settore  del giardinaggio e pulizia fa la parte del leone (18,1%). Seguono i lavori domestici (17,1%) e il commercio (16,8%).

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