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Profughe sul marciapiede? Scatta la protesta

Ancora malumori, a Caldogno, per la presenza all’Hotel Marco Polo di una ventina di richiedenti asilo provenienti isoprattutto dalla Nigeria e dalla Costa d’Avorio. In questo caso, a differenza di altri episodi verificatisi in provincia, non si tratta di cittadini infastiditi e disturbati da litigi e battibecchi tra immigrati, ma si parlerebbe addirittura di prostituzione. Questo, almeno, secondo quanto riferito al comitato PrimaNoi da alcuni cittadini, insospettiti da movimenti sospetti di auto nelle vicinanze dell’albergo. E, a questo proposito, ci sarebbero anche delle indagini in corso.

Facendo un passo indietro, martedì sera, alcuni i residenti di via Roma, a Caldogno, assieme al comitato PrimaNoi, si sono radunati per una veloce azione di protesta simbolica, davanti all’Hotel Marco Polo. “PrimaNoi – dice con durezza, in una nota, il comitato – denuncia che da segnalazioni ricevute in questi giorni parrebbe che alcune delle ragazze ospiti nella strutture fossero impegnate in quello che viene considerato il mestiere più antico del mondo. Sarebbe un ulteriore schiaffo verso quegli italiani che si trovano in difficoltà economica, ma che vengono dimenticati dallo Stato italiano”

Dopo la fermata di via Roma, il gruppo si è spostato in municipio, dove era in programma una seduta del consiglio comunale. Qui è stato distribuito un volantino che annuncia una raccolta di firme, in programma per sabato mattina, al mercato settimanale. Nel volantino si chiede al sindaco di Caldogno, Nicola Ferronato, di promuovere un’assemblea pubblica coinvolgendo anche la Prefettura e i soggetti privati che hanno messo a disposizione le loro strutture per l’accoglienza dei richiedenti asilo.

“Lo scopo dell’iniziativa – hanno sottolineato i rappresentanti del comitato PrimaNoi – è propedeutico alla partecipazione attiva della cittadinanza sulle dinamiche relative ai sedicenti profughi, aprendo un confronto aperto e trasparente sui migranti presenti in paese, ed anche per avere informazioni in merito all’esistenza o meno di rischi, anche di natura igienico sanitaria, per la sicurezza degli abitanti e sui tempi di permanenza dei (e delle) richiedenti asilo”.

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