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Banche, risparmiatori davanti alla Prefettura...

BpVi e Veneto Banca, la Cgil dice no alla fusione

Gli effetti della Brexit e la debolezza del sistema bancario italiano aggrava ulteriormente la già pesante situazione del sistema del credito locale, a cominciare da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Per quanto riguarda le sorti delle due banche venete, i cui aumenti di capitale sono stati sottoscritti dal Fondo Atlante, che ha utilizzato 2,5 miliardi di euro, ovvero circa metà del capitale che aveva a disposizione, lo scenario che va a prefigurarsi è inquietante e rischia di produrre forti negatività per tutto il territorio”.

Giampaolo Zanni
Giampaolo Zanni

E’ il commento, all’indomani dell’assemblea dei soci BpVi che ha dato un nuovo consiglio di amministrazione alla banca berica, del segretario generale di Cgil Vicenza Giampaolo Zanni, che sottolinea anche la preoccupazione del sindacato per l’l’ipotesi che viene fatta di una possibile fusione fra i due istituti, con la naturale sovrapposizione di funzione che ne deriverebbe e una conseguente possibile perdita di posti di lavoro. La Cgil di Vicenza è dunque molto critica su questa ipotesi, per diverse ragioni, e per approfondirle ha anche organizzato, per il 20 luglio, un dibattito pubblico presso l’Hotel Alfa, viale dell’Oreficeria 50, a Vicenza, in zona Fiera, con inizio alle 20.30.

“Come provano alcuni studi di settore – spiega Zanni -, da un punto di vista  industriale la fusione non svilupperebbe nessuna conseguenza positiva per il nostro territorio. Inoltre la sovrapposizione delle strutture centrali e delle filiali delle due realtà, soprattutto nel Veneto, produrrebbe un numero enorme di esuberi di lavoratrici e lavoratori. Molte imprese del territorio, soprattutto medie e piccole, subirebbero poi le conseguenze di un’inevitabile contrazione del credito, con prevedibili e ulteriori riflessi negativi sull’occupazione.

“Gli errori e le responsabilità del top management – continua il segretario della Cgil – non devono ricadere sui lavoratori, in alcuni casi diventati capri espiatori in quanto visibili e riconoscibili dai risparmiatori truffati. La bomba fatta trovare davanti alla filiale della Popolare di Vicenza a Brescia, alcune settimane fa, riassume la drammaticità del momento. Il risanamento delle due popolari dovrà prevedere soluzioni per la tutela dei risparmiatori coinvolti, essere al servizio del tessuto produttivo locale e garantire la difesa occupazionale”.

“Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca – conclude il sindacalista – occupano assieme a livello nazionale circa 11 mila dipendenti di cui 4400 nel Veneto e 1600 in provincia di Vicenza. Tutti questi posti di lavoro vanno difesi ad ogni costo, assieme a quelli dell’indotto e degli appalti, che altrimenti saranno i primi a pagare il conto della crisi delle due banche.

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