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Banche e credito deteriorato, parla Altroconsumo

E’ diventato di grande attualità, soprattutto in questo ultimo periodo, nel mondo bancario, il concetto di credito deteriorato, o “non performing loan”, ovvero quei crediti classificati a sofferenza, incagliati o scaduti. In pratica, si tratta di soldi prestati a soggetti che, non riuscendo a rimborsarli, diventano insolventi. E, come si può facilmente intuire, è una situazione che mette molto in difficoltà le banche. Tanto che, le autorità di vigilanza europee ed italiane hanno evidenziato come il cospicuo ammontare di questi crediti, circa 360 miliardi di euro, rappresenti il più grande problema del sistema bancario italiano.

“In termini operativi –  ha spiegato Enrico Schenato, di Altroconsumo – le banche accantonano riserve a copertura delle probabili perdite su questi crediti e, perciò, il valore di bilancio dei crediti al netto delle riserve, quello che viene definito net book value, dovrebbe rappresentare il valore realistico di recupero del credito deteriorato. I dati di Bankitalia evidenziano che l’ammontare dei crediti deteriorati delle banche italiane, al 31 dicembre 2015, ammontava a 360 miliardi di euro, pari al 18,1% del totale dei crediti verso la clientela”.

La necessità delle banche è quella di ridurre l’entità e l’incidenza di questi non performing loan e, un primo modo di farlo è quello di cercare di recuperare i crediti attraverso le procedure concorsuali ed esecutive previste dalla legge.

“La normativa in Italia – ha continuato Schenato – prevede la possibilità di cedere i crediti deteriorati ad operatori specializzati o ad investitori. Uno dei principali metodi per farlo è quello di una loro cartolarizzazione, vale a dire la cessione ad una società veicolo, che acquista i crediti e li paga con i proventi dell’emissione di titoli collocati presso operatori specializzati o investitori”.

L’operazione di risanamento dei crediti e di risoluzione delle crisi bancarie può avvenire con una doppia operazione congiunta. Da un lato la cartolarizzazione, che comporta l’erogazione di un prestito dalla società veicolo alla banca, senza cessione dei crediti. Dall’altra una operazione di scissione parziale della banca, con la costituzione di una bad bank destinata ad accogliere e a gestire i crediti deteriorati, che non svolgerà attività bancaria o altra attività riservata. E’ proprio quanto accaduto con le quattro banche del centro Italia salvate con la preventiva applicazione del bail in.

“Questa – ha evidenziato Altroconsumo – è una tecnica finanziaria usata allo scopo di rendere la banca, depurata dei anomali, più  facilmente contendibile, aggregabile e vendibile, così che sarà più facile attrarre capitali di rischio per rafforzarne il patrimonio”.

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