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Tuffi vietati alla Pria, ma i trasgressori non mancano

Sono molte le persone che nei giorni di caldo e di afa cercano un po’ di refrigerio in località Pria, ad Arsiero, una sorta di spiaggia nostrana sul fiume Astico. L’acqua limpida e fresca e il verde del paesaggio danno una sensazione di pace e di tranquillità che nei fine settimana attira migliaia di visitatori, italiani e stranieri, non solo dalla provincia di Vicenza.

Anche oggi, in un martedì pomeriggio di luglio, le varie spiaggette della “Pria beach” sono frequentate da giovani, famiglie con bambini ed anziani. Sul posto sono presenti anche due agenti della polizia locale di Schio, intenti a vigilare che i bagnanti non si tuffino dal ponte che sovrasta il fiume, oppure dagli scogli che costeggiano l’acqua. Si tratta infatti di una pratica diffusa, anche se assolutamente vietata da un’ordinanza del Comune di Arsiero, che lo scrive a chiare lettere nei cartelli disseminati in diversi punti, che però, vengono con costanza strappati.

“Quello dei tuffi dal ponte e dagli scogli – spiega la polizia locale -, è un problema che si ripete tutti gli anni e tutti gli anni, purtroppo, c’è qualcuno che si fa male. Un paio di domeniche fa, ad esempio, un ragazzo di Verona ha rischiato la paralisi. Noi facciamo quello che possiamo per far comprendere ai visitatori il pericolo di questa attività. Oltre ai segnali, e anche in loro mancanza, infatti, informiamo a voce le persone, e siamo presenti in zona un paio di volte ogni giorno, ma il viavai è continuo e in mancanza di avvisi è difficile operare”.

“La segnaletica che avvisa del divieto di tuffarsi – spiega il personale dell’ufficio tecnico del Comune di Arsiero – viene divelta con frequenza. Venerdì, ad esempio, c’erano dieci cartelli, ma già oggi sono tutti spariti. All’inizio i cartelli erano di metallo, ma ora, anche per accorciare i tempi del ripristino, abbiamo ripiegato su elementi di cartoncino plasticato”.

Qualche anno fa, sul ponte, che è alto circa dieci metri, era stata installata una rete metallica elettrosaldata, alta due metri. Un ulteriore tentativo, per scoraggiare i tuffi, che è durato solo due giorni. Dopo circa 48 ore, infatti, anche quella protezione è stata divelta. In ogni caso, oltre all’altezza notevole del ponte che in molti, in barba a tutti i divieti, usano come trampolino, un altro elemento che rende davvero pericoloso tuffarsi è la presenza di due sassi che affiorano di traverso e che, anche se dall’alto non sembra, sono quasi a pelo d’acqua.

Un fatto che, purtroppo, è ignorato da molti, che continuano a buttarsi perché, dicono, ‘l’abbiamo sempre fatto e non ci è mai successo nulla’. “Sappiamo che ci sono il divieto e le sanzioni di 200 euro per i trasgressori – ha infatti raccontato un gruppo di ragazzi -, ma ci tuffiamo lo stesso. Noi ci buttiamo con i piedi, invece c’è gente che si tuffa di testa e quello sì che è pericoloso”. Invece no, di testa, di piedi, o a bomba, oltre che vietato, il tuffo è comunque pericoloso.

Ilaria Martini

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