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Agricoltura, tempi duri per il grano del Basso Vicentino

“Bene le prime azioni concrete per rafforzare la filiera, ma non dimentichiamo l’emergenza in atto”. Così Confagricoltura Vicenza commenta le proposte lanciate dal ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina al termine della riunione del Tavolo della filiera cerealicola che si è svolto a Roma nei giorni scorsi. Tra le iniziative del Ministero è previsto lo stanziamento di 10 milioni di euro per gli investimenti nella logistica, mentre arriva la conferma per gli aiuti accoppiati europei Pac, che equivalgono a circa 70 milioni di euro all’anno.

“Valutiamo positivamente le misure del ministro – commenta Michele Negretto, presidente di Confagricoltura Vicenza -, ma lo stanziamento è insufficiente per la situazione contingente e, in ogni caso, dovrà essere destinato esclusivamente a agricoltori e cooperative. Servono azioni più incisive per incentivare accordi e contratti di filiera, capaci di garantire una più equa ridistribuzione del valore per restituire redditività ai produttori. Stiamo lavorando sotto costo, vendendo il nostro grano a prezzi irrisori: 14 euro al quintale, il prezzo di vent’anni fa ma con i costi produttivi che nel frattempo sono lievitati enormemente. Oggi 100 chili di frumento valgono quanto sette chili di pane: un gap intollerabile”.

In provincia di Vicenza il frumento è uno dei settori di punta della cerealicoltura, con parecchie cooperative che lavorano sia grano tenero da seme, sia diverse varietà per la biscotteria e la panificazione. Nonostante il giugno piovoso, questa è un’ottima annata, come riferisce Gianni Biasiolo, presidente della cooperativa Essicatoio cooperativo di Ponte di Barbarano, che conta 400 soci e presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Vicenza.

“La resa va dai 70 agli 80 quintali ad ettaro – ha sottolineato -. Però proprio questa abbondanza, paradossalmente, contribuisce al crollo dei prezzi, dovuto ad un eccesso di produzione a livello mondiale. A questo dobbiamo aggiungere la crisi di altri settori, che si ripercuote a catena sugli altri: vedi l’andamento negativo del latte e del settore della carne bovina, che ha causato il calo del consumo di cereali. Anche il frumento tenero per alimentazione ha subito una drastica riduzione dei consumi, perché la gente mangia meno pane e molti regimi dietetici inducono a non mangiare più pane e farinacei perché escludono il glutine. Il colpo di grazia ce lo stanno assestando i Paesi dell’Est, che hanno appezzamenti molto più vasti e possono, perciò, vantare produzioni più competitive grazie a costi di produzione minori. Noi, oltre ad avere campi dai quattro ai sette ettari, siamo anche tartassati dalla burocrazia, che ci toglie altre risorse”.

Le cooperative stanno cercando il più possibile di andare incontro ai soci, migliorando il dividendo. “Cerchiamo di dare loro un po’ di valore aggiunto – riferisce Biasiolo -. Però tanti non riescono a stare a galla e chiudono le attività. Ci salviamo un po’ con gli aiuti comunitari, ma il futuro per il nostro settore è nero”.

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