mercoledì , 20 Ottobre 2021

Vicenza, storia di una bambina e di un abbandono

Meglio tardi che mai, si dice spesso a proposito delle situazioni più disparate. Ebbene il lettore ci perdonerà se lo diciamo anche noi oggi a proposito della vicenda di Sara, la piccola nata alcuni giorni fa all’ospedale San Bortolo di Vicenza e non ancora sicura di quale sarà la famiglia in cui crescerà. Abbiamo infatti ricevuto anche noi, nella serata di domenica, la email anonima che segnalava ai mezzi di informazione locali la situazione in cui la piccola si trova. Per una serie di circostanze siamo a parlarne solo adesso purtroppo. Ed ecco il perché del… “meglio tardi che mai”.

Sì, perché è una vicenda che chiede solidarietà, che riguarda una piccola vita del tutto incolpevole, alla quale questa solidarietà è necessaria per evitare un’esistenza di dolore cominciata proprio con l’abbandono. E’ anche però una vicenda che spiazza, che si stenta a credere che possa avvenire in una società ricca e progredita come la nostra, o almeno che ritiene di esserlo. Questo perché, al di là della crisi economica, non dovrebbe mai succedere che dei genitori siano costretti ad abbandonare un figlio appena nato a causa della mancanza di mezzi.

Particolarmente amaro è poi il fatto che tutto, in questo caso, nasce dal mancato rinnovo del contratto di lavoro alla madre della neonata che, secondo la segnalazione che abbiamo ricevuto, non era stata confermata nel suo impiego proprio perché era incinta, e questa è un’altra grave disfunzione del nostro malandato Paese, purtroppo tutt’altro che infrequente. Naturalmente la madre è affranta per la scelta che sta facendo e spera che un’offerta di lavoro, a lei o al marito, potrebbe rimettere le cose a posto e consentire a Sara di crescere nella sua famiglia.

La situazione dei due coniugi del resto è davvero difficile: entrambi sono senza lavoro  e con altri tre figli piccoli a carico. Se qualcuno può, dunque, faccia qualcosa. Sicuramente non se ne pentirà perché il tempo (come si suol dire) è galantuomo, e il fato, o la fortuna che dir si voglia, non esistono: siamo noi a determinarli con le nostre azioni. E non c’è molto tempo ormai per la piccola Sara, ancora i dieci giorni previsti dalla legge e poi l’abbandono diverrà effettivo. La bambina è nata il 22 giugno, quindi il 2 luglio partirà la procedura, con la segnalazione al Tribunale dei minori e la dichiarazione futura di adottabilità. Purtroppo si sa anche come vanno queste cose…

Un’ultima riflessione prima di chiudere: L’anonimo che segnala la vicenda usa la parola vergognoso a proposito del licenziamento della madre di Sara perché era incinta. Ebbene, ha ragione da vendere. E’ ingiustificabile questa discriminazione che le donne subiscono sul posto di lavoro a causa della maternità. I nostri governanti, quelli di oggi e quelli del passato, hanno ben poco da fare passerelle e sorrisi sulle scene internazionali. L’Italia non sarà mai degna di essere chiamata un grande Paese avanzato finché chi lavora sarà solo merce di cui disporre senza scrupoli, finché non vi saranno pari opportunità per uomini e donne, finché insomma l’accesso al lavoro non sarà quello di una nazione moderna e non quello feudale e schizzofrenico che conosciamo.

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