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Profughi, il Pd: “Non si metta la testa sotto la sabbia”

“Non è un’emergenza, ma è una situazione strutturale a cui fare fronte con responsabilità, perché ci colpirà anche nei prossimi anni”. Parte da questo assunto una riflessione, sulla questione dell’arrivo di nuovi profughi, del Partito Democratico di Vicenza, firmata dalla segretaria provinciale, Veronica Cecconato, e dalla referente del Forum immigrazione Giulia Andrian. Nel documento i vertici vicentini del Pd commentano soprattutto l’indisponibilità di molti sindaci a rispondere all’appello lanciato dal prefetto Eugenio Soldà in vista di nuovi arrivi. Il prefetto ha detto che non sono più accettabili rinvii o giustificazioni.

Veronica Cecconato
Veronica Cecconato

“Purtroppo – continuano i democratici berici – solo 71 sindaci si sono presentati all’incontro con il prefetto, e fra gli assenti, molti non ospitano nel loro territorio nemmeno uno dei 1636 richiedenti asilo gestiti ad oggi dalla Prefettura. Questa situazione disomogenea crea nel territorio squilibri che giustamente il prefetto ha intenzione di sanare. E’ bene ricordare che il diritto di asilo è tra i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione, il cui articolo 10, terzo comma, prevede che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

“Inoltre, per la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ogni individuo ha il diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali essenziali. In base a questo principio, già un giudice ha riconosciuto il diritto d’asilo ad un migrante cosiddetto economico. La distinzione quindi tra chi fugge da persecuzioni e chi fugge da condizioni di povertà estrema, probabilmente, in futuro non sarà così facilmente utilizzabile, come è stato fatto finora”.

“Non voler gestire il problema o pretendere che se ne facciano carico altri amministratori è mettere la testa sotto la sabbia, sperando che passi la tempesta. Questi amministratori irresponsabili devono sapere che la tempesta non passerà. Ma se  gestiremo l’accoglienza con intelligenza, potremmo arrivare all’integrazione di nuovi futuri cittadini, di cui il nostro territorio avrà sempre più bisogno, viste le preoccupanti proiezioni demografiche”.

Il Pd prosegue poi ricordando a questo proposito i dati diffusi qualche tempo fa dall’Inps secondo i quali, nel 2014 i lavoratori extracomunitari hanno versato all’Inps contributi per circa 8 miliardi di euro, a fronte di prestazioni pensionistiche pari a circa 642 milioni di euro e non pensionistiche pari a 2,4 miliardi. Il saldo positivo sarebbe dunque di 5 miliardi. Altri calcoli sembrano dimostrare che i contributi versati dagli immigrati servono a pagare la pensione di oltre 600 mila italiani ogni anno, contribuendo così alla tenuta del sistema previdenziale.

“Non sono seri – si legge ancora nella nota del Pd – quegli amministratori che seguono gli umori e i mal di pancia dei loro elettori per avere facile consenso, lasciando che un problema risolvibile (quattro persone da accogliere per ogni comune) diventi un problema sociale. Riteniamo che sia corretto non creare dei punti di aggregazione sovrappopolati, ma è necessario distribuire nel territorio le persone che arrivano nella maniera più diffusa possibile.  Il Pd è quindi molto critico verso quegli amministratori che si fregiano di essere nella lista di quelli che non accolgono nessuno, perché questo acutizza il problema, caricando i numeri e le responsabilità sui comuni limitrofi”.

“Riteniamo invece efficace il Protocollo per l’accoglienza diffusa siglato tra Prefettura e alcuni comuni dell’Altovicentino, nel quale i sindaci possono stabilire dove, come e con che cooperative avverrà l’accoglienza. In cambio di questa collaborazione la Prefettura si è impegnata a non superare un tetto di due richiedenti asilo ogni mille abitanti. Speriamo che questa strada sia imboccata anche dalle altre amministrazioni della provincia.

Essendo comunque il problema di tipo strutturale, la gestione da parte della Prefettura, che è di tipo emergenziale, deve essere sostituita nel tempo con un’organizzazione che oltre all’accoglienza abbia come obiettivo l’integrazione. In realtà questo strumento c’è già: il progetto Sprar, ovvero il Servizio per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati. Sarebbe opportuno che, progressivamente, tutti i richiedenti asilo siano gestiti attraverso questo servizio che nei quindici anni della sua attività ha dimostrato di funzionare bene. Ora sarà necessario ampliarlo e soprattutto promuovere l’adesione a questo progetto, che è su base volontaria, da parte di tutte le amministrazioni”.

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