lunedì , 25 Ottobre 2021

Profughi, i sindaci rispondono al Prefetto

Ha parlato di accoglienza diffusa, questa mattina, il prefetto di Vicenza, Eugenio Soldà, durante un incontro con i sindaci della provincia. L’invito alla collaborazione, che si dovrebbe tradurre nella disponibilità di ogni Comune ad accogliere tra i quattro e gli otto profughi, in vista dei prossimi arrivi, ha dato il via ad un partecipato dibattito.

Un confronto che ha presentato orientamenti di segno opposto. C’è infatti chi, come il primo cittadino di Sandrigo, Giuliano Stivan, ha risposto in maniera positiva alla proposta del prefetto, pur sottolineando la necessità che ci sia un’equa distribuzione degli immigrati. “Mi rendo conto – ha spiegato Stivan – che la situazione non è gestibile in altro modo, per cui sono disponibile a firmare una eventuale convenzione. Estendo però agli altri colleghi sindaci, che finora non hanno ospitato i profughi, la richiesta di fare la loro parte e di diventare un segmento attivo di questo sistema”.

Più perplesso, invece, Stefano Giacomin, sindaco di Creazzo, che ha già accolto dei richiedenti asilo. “Quello dei profughi nel nostro territorio – ha sottolineato – è un problema che stiamo vivendo da tre anni e sono tre anni che, dal punto di vista organizzativo, il governo non dà risposte concrete su alcuni punti. Per questo, con gli strumenti che abbiamo, non possiamo con serenità e lealtà istituzionale dare una risposta positiva alla richiesta del prefetto”.

Anche il sindaco di Schio, Valter Orsi, è titubante. “Anche se non lo abbiamo firmato, secondo il protocollo d’intesa per l’accoglienza diffusa dovremmo ospitare 80 profughi, invece ne abbiamo 104. Personalmente, quindi, non sarei portato e mettere a disposizione altri spazi pubblici, ma se un privato volesse farlo, io non mi opporrò”.

Schierato sul versante del no all’accoglienza, il primo cittadino di San Pietro Mussolino, Gabriele Tasso. “Se il governo – ha chiarito – ha deciso che non mi devo occupare dei miei cittadini indigenti, ma dei profughi e che, per questo, è necessario requisire fabbricati e abitazioni, sarà lo Stato stesso a doverlo fare e si dovrà assumere la responsabilità di andarlo a spiegare ai cittadini. È troppo comodo fare le scelte e poi dire ai sindaci di arrangiarsi. Se il governo mi imporrà di ospitare dei profughi, obbedirò agli ordini, rispettando la legge, ma dovrà imporlo”.

Agli antipodi, invece, il parere del sindaco di Valstagna Carlo Perli. “Sono davvero rammaricato – ha spiegato – perché qui siamo di fronte ad una sfida, ma si mette in campo solo metà squadra. Così non si va da nessuna parte. C’è bisogno della collaborazione di tutti e dobbiamo guardare oltre il nostro orticello. Mi rendo conto che ci siano delle difficoltà, ma collocati nel modo adeguato, così come è stato proposto, con al massimo otto persone in ogni Comune, penso che la proposta del prefetto sia sostenibile. Quegli amministratori che, in maniera pregiudiziale, rifiutano una proposta del genere, secondo me non hanno il senso civico, non hanno l’idea di cosa sia lo stato, perché lo stato siamo noi e non possiamo continuare a rimandare il problema a Roma”.

Il primo cittadino di Fara Vicentino, Maria Teresa Sperotto, sposta l’attenzione sui problemi del territorio in conseguenza dell’arrivo dei profughi. “Il messaggio che passa è che queste persone sono delle mantenute, che non fanno nulla per la comunità. Da un punto di vista sociale questo ci mette in difficoltà con i nostri concittadini. Penso sia necessario far capire agli immigrati che vengono accolti in un paese con mille difficoltà e che devono avere rispetto per le persone che hanno attorno”.

Ilaria Martini

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