Il direttore del Giornale di Vicenza, Ario Gervasutti, e Paolo Mieli
Il direttore del Giornale di Vicenza, Ario Gervasutti, e Paolo Mieli

Mossano, Paolo Mieli e la storia a “Villeggendo”

«Attenzione alla Storia dei condizionamenti, quella scritta sull’onda dell’emozione e del pregiudizio». Così Ario Gervasutti, direttore de “Il Giornale di Vicenza”, ha introdotto “L’arma della memoria”, l’ultima fatica di Paolo Mieli, due volte direttore del Corriere della Sera e storico di “razza”, formatosi alla scuola di Renzo De Felice. Lo storico era presente giovedì 9 giugno nella barchessa di Villa Montruglio di Mossano per la rassegna letteraria “Villeggendo”.

“L’arma della memoria” di Mieli è un libro storicamente non convenzionale in cui l’autore, prendendo in esame una serie di eventi storici, smonta certi stereotipi e certe leggende. «Mieli, contraddistinto dalla chiarezza e dalla precisione dello storico» commenta Gervasutti «dipana la matassa dei luoghi comuni che aleggiano intorno a certe vicende famose che ancora oggi hanno un riflesso sull’attualità».

Nell’Introduzione del libro, Mieli ha fatto un’osservazione importante: «I libri di testo scolastici» scrive «difficilmente affrontano la storia contemporanea più recente, proprio per evitare di vederla attraverso il filtro del pregiudizio o del giudizio politico che ci spinge a interpretarla e non a raccontarla». Lo storico deve lavorare quindi per superare quei condizionamenti che tradiscono la cosa più importante di tutte, ovvero la memoria.

«Senza la coscienza di quello che è passato, noi non siamo consapevoli degli errori da correggere per costruire un futuro migliore». Il giudizio di Mieli sui suoi colleghi storici non è del tutto positivo, l’analisi della storia scritta da altri è il filo conduttore del suo libro. Secondo Gervasutti questa incapacità di fare storia deriva dal fatto che in Italia non c’è mai stata una scuola di storici, dove imparare a scrivere storia con obiettività.

«Alla fine i libri di storia vengono scritti a uso dei vincitori che la impostano sulle basi della loro convenienza» spiega Mieli «ma il primo comandamento dello storico è quello di guardare al passato in maniera più equa. Gli equilibri si ripartiscono in modo più complesso di quello che appare, delle volte ci sono coni d’ombra sulla storia dei “buoni” e aspetti positivi tra le pieghe dei racconti dei “dannati” dalla Storia». La complessità della materia è tale che non si può dividere a seconda delle appartenenze ma va rivisitata.

«Voi vi chiederete a cosa serve questo esercizio intellettuale» commenta Mieli «bisogna partire dal presupposto che la Storia non è mai scritta una volta per tutte. Quello che va messo in discussione non sono tanto gli avvenimenti ma il contesto generale in cui sono inseriti che va sempre rivisitato alla luce dei nuovi documenti e delle nuove interpretazioni. Spesso certe conclusioni giungono solo con il passare del tempo, quando la scia delle emozioni si è raffreddata. Ora, leggendo un libro come questo, voi potete ricominciare a far girare le ruote della Storia mettendo in discussione quello che avete letto. Non esistono verità assolute».

Mieli ha poi spiegato di fronte a una barchessa colma di ascoltatori attenti alcuni aspetti da lui rivisitati come il divorzio tra l’Europa e il mondo arabo a partire dalla caduta di Costantinopoli e lo schiavismo in Africa.

Camilla Bottin

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