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Imp di Altavilla, Cgil: “Quanto vale la vita umana?”

“E’ accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere: un lavoratore, marito e padre, non tornerà a casa a fine turno dalla sua famiglia”. Sono le parole che si leggono in apertura di una nota duffusa oggi dalle Rappresentanze sindacali unitarie dell’azienda Imp di Altavilla dove, qualche giorno fa, un lavoratore è stato trovato morto accanto alla macchina che stava utilizzando, un transpallet elettrico del tipo  “con uomo a bordo”. Occorre sottolineare che non è chiaro cosa sia effettivamente successo, dato che l’uomo, Domenico Sarnataro, 39enne di origini campane ma residente ad Altavilla, era da solo in quel momento nell’ambiente di lavoro.

Potrebbe quindi essersi trattato di un incidente, ma anche di un malore, e si attende adesso l’esito dell’autopsia e dei relativi accertamenti per capire come sono andate davvero le cose. Tra i lavoratori, e i loro rappresentanti sindacali, serpeggia comunque il malcontento e si tende a ritenere che si sia trattato dell’ennesimo grave infortunio. “Siamo arrabbiati – scrivono-, noi lavoratori non siamo oggetti. La vita umana deve venire prima del mercato”. Intanto, per domani, lunedì 27 luglio, è prevista un’assemblea in azienda.

“Siamo vicini alla famiglia di Domenico – si legge ancora nella nota sindacale – ma, oltre la pietà umana, oggi vogliamo esprimere la nostra rabbia. Perché, se verrà confermato che si è trattato di  un infortunio sul lavoro, sarà l’ennesima morte bianca che di bianco non ha nulla. È tempo di chiedersi se la vita umana abbia ancora un valore superiore alla produttività. Il mercato ha le sue regole, ma noi vogliamo lavorare nella massima sicurezza e con ritmi umani”.

“Non formuliamo accuse – continuano i lavoratori – ma ci poniamo domande su cosa fare. Chiediamo che tutti ci si faccia carico, nessuno escluso, di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di mercato e il rispetto della vita. A prescindere dalle ragioni che hanno portato alla morte Domenico, questo è il tema principale e fondamentale di cui ci facciamo carico”.

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