lunedì , 18 Ottobre 2021

Femminicidi, si indigni lo Stato, ma non getti la spugna

A volte in Italia si ha l’impressione che certe tragedie avvengano, potremmo dire, a ondate. Si abbattono insomma sulla società senza preavviso e quasi tutte assieme. Ad esempio l’incredibile violenza che c’è dietro ai femminicidi, vero e proprio campanello d’allarme che la nostra società sembra sottovalutare. In questi giorni se ne parla molto nel nostro paese, e questo proprio perché si sono verificati parecchi episodi di questo genere in pochi giorni, qualcuno di essi veramente atroce.

Ed ecco gli interventi dei politici che si moltiplicano, con lo Stato che, per dirla con De André, “si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. Non è infatti con le parole e l’ostentazione del dolore che si migliora la situazione, sarà tutto inutile finché la società continua a proporre modelli basati sull’egoismo e la prevaricazione, sulla ricerca di un finto successo e del profitto a tutti i costi, finché insomma non si insegna ai cittadini come essere migliori smettendo di suggerire loro come fregare meglio gli altri e farla franca.

E la scuola? Potrebbe fare qualcosa? Sicuramente sì, purché naturalmente non sia la sola ad andare nella giusta direzione, ma facciano la loro parte anche tutti gli altri soggetti che partecipano nella “costruzione” della opinione pubblica e delle regole non scritte della civile convivenza. In altre parole anche i mezzi d’informazione, il cinema e, non ultimi, lo stesso Stato, con i comportamenti dei suoi uomini, spesso presi ad esempio, e il mondo religioso, con il superamento della sessuofobia e di una visione della donna come persona sempre subalterna all’uomo.

Cominciando invece dalla scuola, c’è da registrare la proposta dell’assessore regionale veneto all’istruzione, Elena Donazzan, che parte dalla necessità che si inizi “a parlare, con serietà e concretezza, dell’emergenza educativa legata agli omicidi di donne. Credo – sottolinea l’assessore veneto – che le sole leggi di contrasto non siano sufficienti, e che prima di tutto sia necessario intervenire con un progetto di educazione sentimentale, a partire dalle scuole”.

“Negli anni – prosegue la Donazzan – abbiamo evitato di parlare di questa emergenza educativa, salvo raccontare con le statistiche lo stillicidio di violenze e uccisioni. E quando si è parlato di educare bambini e ragazzi nelle scuole alle relazioni interpersonali si è puntato prevalentemente all’educazione sessuale. Il percorso educativo dovrebbe invece puntare all’educazione all’affettività per entrambi i generi, ad un amore rispettoso e dolce, che pare invece essere stato sostituito da possesso e ossessività”.

“Chiederò ai maggiori esperti tra educatori, pedagogisti, teologi e psicologi – promette l’assessore – di aiutarmi in questa sfida culturale per la scuola veneta. Ha ragione la presidente della Federazione italiana degli psicologi Vera Slepoj ad evidenziare che la politica non può tacere e nè limitarsi a mere condanne formali o a emanare norme che rischiano di rimanere proclami nominali: l’educazione sentimentale deve entrare nelle scuole e diventare materia di apprendimento”.

Infine, anche la senatrice del Pd, Rosanna Filippin, è voluta intervenire in queste ore sulla questione dei femminicidi. “Serve un sussulto – ha detto – prima di tutto da parte degli uomini: solo assieme, donne e uomini, possiamo fermare questa strage. Possiamo pensare a nuovi strumenti legislativi e tutele penali, possiamo e dobbiamo sostenere di più i centri antiviolenza, ma la vera sfida che non possiamo più rimandare è culturale. Bisogna promuovere tra i figli, tra i giovani uomini e le giovani donne la cultura della parità di genere, educare i figli al rispetto del corpo delle donne e le figlie al rispetto di sé. Dobbiamo insegnare il rispetto e la comprensione dei diritti di tutti. È una sfida che dobbiamo alle tante, troppe donne che ogni giorno sono vittima di violenza”

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