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Coldiretti: 100 milioni persi con l’embargo russo

“Siamo una grande forza sociale, che muove ogni giorno 67mila aziende agricole. Siamo persone che si confrontano con minacce non sempre facili da capire ed affrontare. Senza il rispetto di regole certe e riconosciute non c’è mercato. E questo è chiaramente rappresentato dai tanti, troppi falsi made in Italy che hanno invaso gli scaffali dei supermercati. È indispensabile che chi produce all’estero sia assoggettato alle medesime regole di chi, con sforzi immani, ogni giorno si confronta con i controlli rigorosi e la burocrazia che caratterizzano il nostro Paese”.

Con queste parole il presidente di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, è intervenuto, nella veste di presidente di Coldiretti Veneto, questa mattina al Cattolica Center di Verona, in occasione del Tour Raegioni del cuore, che ha visto protagonisti ben duemila vicentini guidati dal direttore Roberto Palù. Ad aprire l’incontro il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che ha osservato come Coldiretti sia un’organizzazione che rappresenta nel migliore dei modi la categoria ed il mondo agricolo, tutelando le produzioni tipiche e le famiglie che vivono di questo e dell’indotto che l’agricoltura genera.

Dopo l’intervento del segretario generale Coldiretti Vincenzo Gesmundo e del presidente nazionale Roberto Moncalvo, vi sono state alcune testimonianze di imprenditori agricoli, che hanno descritto i problemi reali che ogni giorno si trovano ad affrontare, con le difficoltà di un mercato in profonda evoluzione ed afflitto da insidie che vanno dai falsi made in Italy all’embargo russo, che si protrarrà ancora nel tempo, fino alla più recente uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Tra i presenti in prima fila, oltre a molti sindaci, anche del vicentino, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, l’assessore dell’agricoltura Giuseppe Pan ed il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina.

“Il tour – ha sottolineato il ministro – è una straordinaria manifestazione di popolo. E Coldiretti ha saputo girare l’Italia dando valore al made in Italy e mettendosi in discussione per la crescita e lo sviluppo del mondo agricolo. Dobbiamo far sì che le nostre produzioni siano spendibili in tutto il mondo. E per fare questo ci vuole più Europa, non meno Europa. Creare nuove dogane significa ostacolare la circolazione delle persone e delle merci, quindi nuovi balzelli per le aziende”.

Ed a propositi dell’embargo russo, bisogna sottolineare che in due anni è costato al Veneto oltre cento milioni di euro, tra agroalimentare ed indotto. “Come spesso accade – ha ricordato il presidente nazionale di Coldiretti -, la guerra e le sue conseguenze uccidono il commercio buono e fanno proliferare quello cattivo. C’è il rischio che in Russia, per l’export agroalimentare italiano, si arrivi ad un punto di non ritorno, con la perdita definitiva degli spazi commerciali dopo anni di intensa crescita. E una volta perso lo spazio sugli scaffali sarà difficile recuperarlo, anche se le tensioni politiche saranno separate e l’embargo eliminato, perché i rapporti commerciali si consolidano ed i consumatori russi potrebbero non volere più il made in Italy sulle loro tavole”.

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