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Banca Popolare di Vicenza, l’impegno della Caritas

“Potenziamento della rete territoriale a supporto degli azionisti, attività di informazione finanziaria e di mediazione, promulgazione di nuove leggi per evitare shock finanziari futuri”. E’ da qui che bisogna partire per evitare che si ripetano tragedie come quelle che si inseriscono nell’ambito del crollo delle azioni della Banca Popolare di Vicenza. E dire tragedie è tutt’altro che esagerato, dato che  negli ultimi giorni sismo stati costretti a parlare del dramma di Antonio Bedin, pensionato morto suicida nella sua casa di Montebello perché ammalato e privato dei risparmi di una vita che aveva affidato all’istituto di credito vicentino.

E’ la Caritas di Vicenza a fare la proposta, che ha connotati concreti, soprattutto per quanto riguarda nuove leggi che, finalmente, tutelino i risparmiatori. Ma saranno fatte queste leggi? E soprattutto verranno poi rispettate? Una cosa è certa, finché non sarà fatta giustizia per quanto è avvenuto fino ad ora, chiunque si sentirà autorizzato in futuro a violare di nuovo leggi e regolamenti. Finchè gli… impuniti continueranno insomma a circolare liberamente e a godersi le loro case di lusso, non potremo farci illusioni. E’ grande dunque la responsabilità che ricade in questi anni su coloro che sono chiamati a fare giustizia, una responsabilità che, sotto certi aspetti, deciderà il futuro.

Per quanto riguarda il presente, la Caritas ed il servizio della Regione Veneto InOltre hanno organizzato, nei giorni scorsi, un convegno per “riflettere sulle esigenze comunitarie e sull’urgenza di un potenziamento della rete dei servizi ,che può far fronte alla crisi di tanti risparmiatori che hanno perso i guadagni di una vita”. Ed è sulla scorta di quelle riflessioni che oggi il servizio InOltre e la Caritas Vicentina lanciano idee per “linee di azioni concrete e utili per affrontare questo disagio e prevenire situazioni anche più gravi in futuro”.

“E’ successo quello che in psicologia – ha spiegato la responsabile di InOltre, Emilia Laugelli – definiamo trauma: gli psicologi del nostro numero verde, negli ultimi mesi, si sono trovati ad ascoltare storie di disperazione, di dolore psicologico importante, perché quando ci si rende conto di non possedere più gli averi, nonostante ci sia ancora la vita, la vita stessa cambia assetto. C’è stato tradimento della fiducia, e restano delusione e rabbia. Prima, gli azionisti avevano vissuto l’appartenenza alla comunità, solida, anche come soci di una banca vicino casa. Quella comunità ora non c’è più, e rimane un enorme senso di solitudine. Sono cittadini e imprenditori che difficilmente potranno essere assistiti dai servizi sociali, perché magari hanno qualche proprietà materiale e immobiliare, anche se non vendibile”.

“Se questa è la situazione – continua Laugelli -, crediamo che la prima cosa da fare sia rispondere attraverso la collaborazione tra istituzioni e servizi pubblici e privati. In merito, proponiamo il potenziamento degli snodi principali della Rete dei servizi territoriali a cui, dal 2014, aderiscono nel vicentino tutte le associazioni di categoria e la Caritas, affinché, da qualsiasi parte si intercetti una persona con disagio psicologico a causa delle gravi perdite economiche, la rete possa attivarsi, seguirla, avendo nel servizio InOltre un punto strategico recettivo 24 ore su 24”.

Gian Piero Turchi dell’Università di Padova, responsabile scientifico del servizio InOltre, ritiene che, a livello comunitario, sia necessario far diventare gli azionisti protagonisti di una realtà condivisa e non spettatori, in una logica non conflittuale ma di contributo, passando da una visione fondata sugli interessi individuali a obiettivi condivisi. “Va sviluppata un’attività di mediazione rivolta all’azionista che deve riassestarsi e ripianificare il futuro. L’azionista che ha perso i risparmi deve tornare a sentirsi parte di una comunità. E’ importante inoltre una riflessione deontologica sulle responsabilità che devono assumersi i media e la creazione di un osservatorio etico a cui le organizzazioni potrebbero partecipare volontariamente. E’ urgente infine moltiplicare le occasioni per sviluppare l’alfabetizzazione finanziaria e la promozione della cittadinanza attiva”.

“Le situazioni che oggi rileviamo – spiegano Paolo Frison e don Giovanni Sandonà, della Caritas Vicentina – sono molto pesanti: una crisi finanziaria con il deprezzamento delle azioni, un tradimento della fiducia, ma anche una crisi sociale causata da sotterfugi informativi e avidità. Oltre alla rete territoriale, occorre far molto di più perché avvenimenti del genere non abbiano più a ripetersi. Vanno realizzate leggi che impongano: l’introduzione di massimali sensati nella remunerazione del top management, un ricambio frequente degli organismi di governance e di controllo, l’adozione di incentivi fiscali a favore delle aziende che perseguano risultati economici sostenibili nel tempo, il divieto effettivo di conflitti d’interesse, l’attivazione di presìdi contro eventuali tentativi di inserimento della criminalità organizzata in aziende in crisi”.

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