La base militare americana nell'area ex Dal Molin
La base militare americana, con davanti l'area ex Dal Molin

Avremo a Vicenza il Parco del Checkpoint Charlie?

Se ne parla da anni a Vicenza ma, come spesso avviene nel Bel Paese, alle parole sono seguiti per ora pochi fatti. Parliamo del Parco della Pace, un progetto sul quale l’amministrazione comunale di Vicenza ha più volte insistito, ponendoselo anche un po’ come fiore all’occhiello. Purtroppo, in concreto, il Parco è ancora di là da venire, non è stato insomma realizzato nulla su quell’area, adiacente alla grande base americana Del Din, che doveva essere destinata, anche per compensare la ferita inferta da questa presenza militare che ben pochi volevano, a oasi di natura e di iniziative tese a sensibilizzare sui valori di pace, ambiente, rispetto e convivenza civile.

Fin qui però non c’è molto di strano, considerando che siamo in Italia, dove per ripulire un pezzo di terra servono molti anni, mentre negli altri Paese europei si danno risposte e si realizzano servizi importanti in pochi mesi. No, il problema potrebbe essere un altro. Secondo le associazioni che seguono più da vicino il progetto, sedendo al Tavolo della Partecipazione sul Parco della Pace, gli ultimi sviluppi farebbero piuttosto temere che il progetto si stia snaturando.

Le preoccupazioni derivano dal fatto che nell’ultima ipotesi progettuale si parlerebbe della presenza di un secondo ingresso al parco, dalla parte della base americana. Anche il nome sarebbe tutto un programma: Checkpoint Charlie. Si andrebbe insomma a rievocare nientemeno che il simbolo della Guerra fredda, il famigerato posto di blocco delle spie tra Berlino est e Berlino ovest, nel quale non pochi che tentavano la fuga all’ovest hanno trovato la morte. Un nome che evoca divisione e steccati, che in effetti poco si addice ad un giardino intitolato al desiderio di pace e fratellanza.

Su queste premesse c’è da capire il fatto che ben undici delle associazioni vicentine che partecipano al Tavolo e che si impegnano per la realizzazione di questo Parco della Pace abbiano deciso di autosospendersi in segno di protesta. L’ipotesi di cui sopra era stata illustrata dai progettisti vincitori del bando, in occasione alla mostra mercato “Oltre il giardino”, presente per altro anche l’assessore del Comune di Vicenza Antonio dalla Pozza.

Non solo queste undici associazioni autosospese comunque, ma anche tutte le altre, hanno espresso forti perplessità sull’ipotesi progettuale nel suo complesso ed in particolare sull’ingresso aggiuntivo, lato base americana, dal suggestivo nome spionistico. C’è perfino il timore che questo contestato secondo ingresso trasformi di fatto il futuro Parco della Pace in una sorta di area verde a disposizione dei soldati americani, magari anche per esercitazioni, marce, parate e quant’altro.

Tirando le somme, sta montando a Vicenza un fronte di protesta, e se ne sono fatti portavoce anche i consiglieri comunali di minoranza Valentina Dovigo (Sel e Lista civica) e Daniele Ferrarin (Movimento Cinque Stelle), che hanno presentato una domanda d’attualità su questo tema. Anche le associazioni stanno facendo sentire la loro voce, e lo hanno fatta anche con un video.

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