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Lo stagno principale dell'oasi di Casale, a Vicenza
Lo stagno principale dell'oasi di Casale, a Vicenza

Vicenza, porte aperte all’Oasi degli stagni di Casale

Domenica 29 maggio, in occasione della Giornata delle Oasi 2016, l’Oasi Wwf degli Stagni di Casale, Alberto Carta, sarà aperta gratuitamente, dalle 9 alle 19, per permettere ai visitatori di scoprirne la bellezza e di incontrare le persone che ogni giorno la tutelano. Tra le iniziative, sono in programma visite guidate, di circa un’ora che, ad intervalli di venti minuti, si susseguiranno fino alle 18. Ma c’è dell’altro. Alle 11.40 ed alle 16.50, nella sala conferenze del cento visite, ci saranno due focus sul tema dei limiti del pianeta e dello sviluppo, della durata di circa mezz’ora. Dalle 15.30 alle 16 si terrà un corso di formazione rivolto agli insegnanti sul tema dell’alternanza scuola lavoro. Sono in programma, inoltre, attività ludiche per i bambini.

I fondi raccolti durante la festa, patrocinata dal Ministero dell’ambiente, serviranno a garantire il sostegno tecnico ed economico ai ranger del parco africano Dzanga Sangha. La foresta di Dzanga Sangha, una delle più estese al mondo, è l’ultimo rifugio di centinaia di specie uniche come il gorilla della pianura e gli elefanti della foresta.

“Dalla sua nascita nel 1998 – ha ricordato il presidente del Wwf Vicenza-Padova e dell’Oasi, Carmelo Motta – l’Oasi degli Stagni si è molto trasformata, ed oggi è frequentata da svariati animali selvatici. Vi si possono osservare, ad esempio, uccelli quali garzette, guardabuoi, nitticore e marangoni intenti a nutrire i pulcini. Da qualche settimana, poi, si segnala la nidificazione del mignattaio, un ciconiforme raro classificato in pericolo dall’Unione mondiale per la conservazione della natura”.

“Dopo le ultime verifiche all’Oasi di Casale – spiega una nota diramata in proposito – è emerso che non ci sono pericoli per la popolazione derivati dalla presenza di cromo esavalente, come confermato dal settore ambiente del Comune di Vicenza, da Arpav, Ulss 6 e Wwf. Per quanto riguarda il deposito di cromo nel terreno, l’indagine condotta nel 1989 per la valutazione di fattibilità di un’area tutelata, non evidenzia la necessità di rimuovere lo strato  superiore per effettuare nuove indagini”.

“A proposito della sicurezza all’Oasi – ha precisato l’assessore alla progettazione e sostenibilità urbana, Antonio Dalla Pozza – si è di nuovo proceduto a verificare lo stato ambientale dell’area sorta in un’ex cava di argilla che, come si usava negli anni ottanta, una volta dismessa è stata riempita di materiali di riporto. A seguito dell’ultimo esposto inviato da un gruppo di cittadini, è stata perciò avviata una verifica, assieme ad Arpav ed Ulss, che ha confermato l’esito delle indagini condotte fin dal 1988 e l’assenza di correlazioni con l’insorgere di possibili patologie”.

“Inoltre non appare alcuna contaminazione della falda, e le pregevoli presenze di flora e fauna testimoniano lo stato di salute di questo sito. Mi auguro che con questo ultimo passaggio possa essere messa la parola fine alla lunga serie di esposti e di richieste di approfondimenti che, sebbene siano comprensibili, perché a tutela dalla salute pubblica, risultano dispendiose per gli enti coinvolti, soprattutto considerando che rimangono attendibili le indagini del 1989, e perché rischiano di generare uno stato di ingiustificato allarme tra la cittadinanza, tenendo lontani dal sito anche i possibili visitatori”.

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