Vicenza, città bonsai sotto esame dell’Unesco

Vicenza sarà sotto esame. A settembre gli esperti Unesco arriveranno qui per verificare se gli standard di conservazione, pattuiti a suo tempo in cambio del marchio “patrimonio dell’umanità”, sono stati rispettati. E saranno guai per la “capitale dell’architettura mondiale”, vandalizzata da più parti, come riferiscono le cronache quotidiane.  Intanto c’è “l’ecomostro” così battezzato dalle associazioni e dai comitati di tutela di Borgo Berga. Con al centro il Tribunale che, tanto per cambiare, fa acqua da tutte le parti. Perché, non solo letteralmente vi piove dentro, ma perché è uno degli elementi del contesto abusivo, tanto che i giudici dovrebbero sottoporlo a sequestro, con tutto ciò che esso contiene. Paradossale, tanto divertente quanto amara conclusione.

Inoltre, a parte il compiuto, vi sono opere in corso e altre ancora da iniziare che, per altezze e volumi, creano una cortina tra la città e la collina ove splende la “Rotonda”, nostro vanto e variamente imitata nel mondo, specie negli Stati Uniti, basti pensare alla Casa Bianca o alla villa di Jefferson a Monticello-Charlottesville, per citare gli esempi più eclatanti. E come se non bastasse, anche se meno sotto gli occhi, a parte le contestazioni ormai dimenticate, c’è la base militare americana (ex Dal Molin).

Nella campagna di confine tra Vicenza e Caldogno, ora invasa dal cemento per migliaia di ettari, si costruisce la base logistica più importante dell’esercito statunitense in Europa. Tutto ricade su Vicenza che, peso el tacon ch’l sbrego, in compenso riceverà (o forse sarebbe meglio dire, dovrà sopportare) anche una tangenziale a nord per collegare le due basi militari americane. Come dire, il male non viene mai da solo. Con il Berga anche il ciclopico intervento al Dal Molin, una città nella città.

Ora c’è un altro grattacapo in arrivo. Il passaggio del treno ad Alta velocità/Alta capacità, con tutte le opere connesse, comporterà certamente un altro sconvolgimento, interessando i punti più nevralgici per insediamento e infrastrutture. Dalla zona industriale, passando per il quartiere Ferrovieri, raggiungerà la stazione di viale Roma per uscire dal quartiere Borgo Berga. Le soluzioni di attraversamento della città anche se ancora in discussione, di certo impatteranno in modo negativo sull’assetto consolidato della nostra “urbicula suavis” o città bonsai (Francesco Jorio, in Storia di Vicenza). Insomma, qualcuno direbbe che questa non ci voleva!

Tra le opere in discorso (Borgo Berga, base Usa, Tav) quest’ultima è un’occasione da non lasciarsi scappare. Solo che, sia per quello che comportano le opere dell’Alta velocità e contesto, per sia le nuove strade in programma, confermate ancora giorni fa dal Ministro preposto (tangenziale, Bretella e forse la nuova linea ferroviaria Vicenza-Roma) la città subirà un contraccolpo che la sfigurerà. E allora sì, addio titolo di “patrimonio dell’umanità”.

Nessuno invece ha mai pensato che, invece di opere in superficie, per la Tav, la città potrebbe essere risparmiata solo se si operasse in galleria come per la metropolitana. I costi per demolizioni, spostamenti e viadotti, a parte i disagi permanenti agli insediamenti, non dovrebbero superare quelli per le opere interrate. Così al posto delle nuove strade, tangenziale, bretelle e simili, meglio la ferrovia (in superficie o sotterranea) meno inquinante e in definitiva meno costosa e più risolutiva sotto ogni profilo. Insomma si può fare, basta non sconvolgere insensatamente la già debole struttura della nostra “città bonsai”.

Giovanni Bertacche

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