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Popolare di Vicenza, la Borsa dice no alla quotazione

In molti l’avevano previsto, dandolo per scontato, altri speravano in qualche scappatoia. E’ invece arrivato puntuale, oggi, da Borsa Italiana, il no alla quotazione a Piazza Affari di Banca Popolare di Vicenza, e non poteva che essere così. Le regole, del resto, parlano chiaro: senza almeno il 25% delle azioni a costituire il flottante, ovvero l’oggetto di negoziazione da parte del mercato, non è possibile la quotazione e, nell’offerta globale per l’aumento di capitale e l’ingresso nei listini milanesi, BpVi ha collocato meno del 10% delle azioni. Il resto è stato acquisito dal fondo Atlante, ed è sembrato subito a dir poco azzardato sperare che queste azioni potessero essere considerate flottante.

Comunque, a detta di molti, tutto questo non dovrebbe pregiudicare più di tanto il futuro dell’istituto di credito, quantomeno non più di quanto già sia pregiudicato. Ad esempio la garanzia di Atlante resta, e BpVi è sempre più sulle sue spalle dato che, non essendoci quotazione sui listini, Atlante dovrà rilevare anche le azioni collocate nei giorni scorsi, raggiungendo quota 99,33% del capitale della Popolare di Vicenza. Il restante 0,67% resta ai vecchi azionisti.

Si dà anche per probabile un nuovo futuro tentativo di collocazione delle azioni BpVi da parte dello stesso fondo Atlante, magari tra un anno e mezzo o due anni, e si dice potrebbe avvenire anche ad un prezzo più alto. Quanto agli aspetti più dolenti di tutta la vicenda, vale a dire i risparmi falcidiati delle migliaia di piccoli investitori, è ancora notte fonda. Come sempre se ne fa portavoce l’associazione  “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza” che ha subito diffuso oggi una breve nota di commento.

“Non possiamo non constatare – scrivono i responsabili dell’associazione vicentina – che il fermo dell’operazione di Borsa di BpVi per noi non è una novità. Avevamo proposto ancora prima della quotazione in Spa lo spacchettamento dello banca per mantenerla viva e solida nel territorio. Oggi altre istituzioni economiche confermano quello che noi da mesi continuiamo a gridare inascoltati”. Insomma, il destino sembra segnato.

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