Pfas, chi stabilisce i limiti degli inquinanti?

Affollato incontro ieri, nel palazzo della Provincia, a Vicenza, per approfondire il tema molto presente nel dibattito degli ultimi mesi, dell’inquinamento dal sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) nelle acque superficiali e sotterranee che ha colpito molti comuni nel vicentino, ma che è stato rilevato anche nelle province di Padova e di Verona.

Pur non essendo un tavolo dal carattere tecnico né decisionale, l’appuntamento di Palazzo Nievo è stato importante perché ha rappresentato il primo incontro sul territorio con esponenti ministeriali. Con la sua presenza, il governo nazionale ha dato quindi un segnale importante e positivo. Oltre ai sindaci dei comuni coinvolti da quella che è una vera e propria emergenza ambientale, ai presidenti delle province di Vicenza, di Padova e di Verona e all’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, erano infatti presenti anche il sottosegretario del Ministero dell’ambiente, Barbara Degani e il direttore generale per la salvaguardia del territorio e delle acque, Gaia Checcucci.

Dalla riunione è emerso che uno degli aspetti fondamentali che consentirà di affrontare il problema dell’inquinamento da Pfas nella giusta maniera è la determinazione dei valori di tutte le sostanze inquinanti riscontrate nelle acque, cosa che non è ancora stata fatta, perché ci sono opinioni discordanti su chi dovrà occuparsi di questa operazione. Il disporre di valori certi sarebbe anche il punto dal quale partire per reperire i fondi e per impostare la programmazione futura.

“Lo Stato – ha spiegato Bottacin – sostiene che sia la Regione a dover specificare questi limiti, invece, leggendo l’articolo 101 della legge quadro sull’ambiente, la 152 del 2006, risulta che sia responsabilità dello Stato. E questo è confermato anche dal fatto che la Regione ha la facoltà di stabilire limiti più restrittivi, ma è pacifico che per poterlo fare, ci devono essere delle cifre di riferimento, fissate a livello nazionale. L’indicazione di questi valori, poi, rappresenterebbe anche un appiglio di carattere giuridico, per poter applicare il principio secondo cui chi inquina paga”.

Dando poi uno sguardo alle azioni concrete, da fare o già attuate, dopo aver arginato l’emergenza dell’inquinamento da Pfas con l’installazione di filtri, è tempo di affrontare il problema con una soluzione strutturale. “L’obiettivo – ha riassunto il presidente della Provincia di Vicenza, Achille Variati – è quello di fare delle condutture che, partendo da pozzi sani, alimentino gli acquedotti, che oggi invece attingono acque prese da falde malate che, attraverso i carboni attivi vengono riportate ai valori di legge”.

La necessità di un intervento definitivo è stata sottolineata anche dal Ministero. “Non è pensabile – ha concluso la Degani – continuare ad usare i filtri a carboni attivi, una misura corretta, che permette di gestire il problema, ma bisogna invece risolverlo alla radice. Per quanto riguarda poi il reperimento dei fondi necessari, è indispensabile la programmazione che, secondo noi, in questo momento manca”.

Ilaria Martini

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