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Il torrente Poscola, a Trissino
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Pfas, Acque del Chiampo: “Miteni paghi i danni”

“Le affermazioni dell’amministratore delegato della Miteni sono inaccettabili. L’azienda dovrebbe risarcire ogni danno per l’inquinamento da Pfas”. E’ il duro giudizio di Giorgio Gentilin, sindaco di Arzignano e presidente del Consiglio di bacino Ato Valle del Chiampo, in risposta oggi a quanto detto ieri da Antonio Nardone, nella sede di Confindustria Vicenza presentando il nuovo sito dell’azienda chimica di Trissino e annunciando nuovi investimenti per bonificare la falda.

“Ben vengano gli investimenti della Miteni per bonificare la falda che ha inquinato – spiega oggi Gentilin in una nota -. Bisogna ricordarsi però che in questi anni la nostra azienda Acque del Chiampo ha speso quasi tre milioni di euro per limitare i danni fatti proprio dalla Miteni sul nostro territorio. Oggi chi dovrebbe pagare questi costi? I cittadini che hanno ricevuto questo regalo dalla Miteni? Fatemi capire, la Miteni inquina con i Pfas, Acque del Chiampo investe in prelievi ed analisi, nei filtri a carbone attivo e nella loro manutenzione per tutelare la salute delle famiglie e il costo dei filtri lo mettiamo in bolletta ai cittadini? Mi sembra una follia”.

“Avrei apprezzato – ha aggiunto poi Alberto Serafin, amministratore unico di Acque del Chiampo – se l’ad della Miteni avesse iniziato con l’ammettere le responsabilità dell’azienda e risarcire le spese che noi gestori abbiamo dovuto sostenere, ma mi sembra proprio che sia partito con il piede sbagliato. Ammesso e non concesso che il privato non abbia superato i limiti imposti dalla normativa, vi è una responsabilità morale da parte della Miteni che non lascia vie di fuga. La presenza di Pfas determina un’oggettiva alterazione dell’acque rispetto alle sue condizioni naturali, ossia rispetto alle condizioni antecedenti al ripetersi nel tempo dei singoli fatti emissivi, e va poi ricordato che sulla base di indagini pubbliche, Miteni è stata individuata come fonte di immissione delle sostanze perfluoroalchliche nelle matrici ambientali di acque superficiali e acque sotterranee e quindi causa della loro contaminazione da Pfas”.

“Alla luce dei protocolli imposti dall’Istituto superiore della sanità – continua Serafin – è evidente che la presenza di Pfas pregiudica le naturali funzioni svolte dalla risorsa idrica, utilizzabile a scopo umano solo a seguito di specifici e costosi trattamenti. Acque del Chiampo, già nel marzo scorso ha presentato alla Miteni formale richiesta di risarcimento dei danni subiti e ristoro delle spese sostenute per la messa in atto di tutte le azioni e gli interventi, effettuati e da effettuare, per il ripristino della qualità dell’acqua ai requisiti ritenuti dall’ Istituto superiore di sanità come necessari per poter essere utilizzata a scopo potabile.

“Va infine evidenziato come l’attuale normativa ambientale differenzi nettamente l’ambito del ripristino, che si sostanzia nella riconduzione della risorsa ambientale nelle sue condizioni d’origine, da quello delle misure di prevenzione, che Miteni dichiara d’aver intrapreso. Ci vuole ben altro che uno studio scientifico di parte ed un sito web anch’esso di parte per riparare ai danni che questa azienda lascia sul territorio e nel sangue dei cittadini. Si mettano al tavolo con le istituzioni pubbliche e dicano cosa faranno davvero per risarcire l’Ovest ed i residenti. ”

E Giorgio Gentilin conclude: “Chi pagherà i costi per le analisi che dovranno essere fatte a tutela della salute dei cittadini dell’Ovest? E se non c’erano problemi per i PFAS perché la Miteni ha inserito i filtri a carbone attivo già nel 2006? Abbiamo anche noi uno studio fatto da illustri professionisti dove è indicata chiaramente la responsabilità sul l’inquinamento da PFAS e Miteni ne è l’indiscussa protagonista”.

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