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Il torrente Poscola, a Trissino
Il torrente Poscola, a Trissino

Miteni nel mirino degli attivisti Acqua libera dai Pfas

“Se qualcuno ancora pensava che ci fossero dubbi sulla principale fonte di inquinamento da Pfas dei nostri territori, la testimonianza dell’ex operaio della Miteni al giornalista del Tg regionale Rai del Veneto, Matteo Mohorovicich, li ha totalmente fugati”. Sono parole di Piergiorgio Boscagin, del Coordinamento acqua libera dai Pfas che ritorna sulla questione della contaminazione delle acque in buona parte del Veneto da sostanze perfluoro alchiliche, e sulle cause, soprattutto, di questa che viene ormai vissuta come una reale emergenza. Il nuovo sasso nello stagno è stato lanciato nei giorni scorsi, da un servizio della Tgr del Veneto.

“Nell’intervista – ricorda Boscagin -, l’ex operaio riferendosi all’azienda, oggetto nel corso degli anni di vari passaggi di proprietà, con riferimento ad un periodo di tempo che arriva sino al 2004, descrive un sistema di smaltimento illecito dei residui di lavorazione, incidenti che non venivano denunciati e che cambiavano l’acqua del torrente Poscola in acido Pfoa. Un sito industriale talmente inquinato che, ancora oggi, nonostante i tentativi di bonifica, non si riesce a risanarlo. Cos’altro dobbiamo attenderci?”

“Un azienda – continua l’attivista, riferendosi sempre alla Miteni -, che per anni, come segnalato da numerosi documenti di Arpav, ha contaminato le acque delle nostre falde e che ancora tenta di difendersi con puerili volantini dove si paragonano i Pfas alla caffeina, dimenticandosi i dati dello studio americano sull’incidente causato dalla Dupont in Ohio: studio recepito anche dall’Istituto Superiore di Sanità che mette in correlazione la maggiore probabilità di insorgenza di gravi patologie mediche nelle popolazioni esposte all’inquinamento da Pfas. Oggi, ulteriori studi, come quello svolto dall’Enea e dall’Isde su Esposizione a sostanze perfluoalchiliche ed effetti sulla popolazione, che il Coordinamento presenterà sabato 14 maggio, a Lonigo, evidenziano come nei nostri territori la maggiore incidenza di gravi patologie a carico della popolazione sia molto probabilmente riconducibile anche all’esposizione ai Pfas”.

“Date le evidenze scientifiche e le testimonianze, ci aspettiamo dunque dagli attuali proprietari una presa di responsabilità che ancora non si evidenzia, anzi. Chi inquina paghi, questo è quanto chiediamo dal 28 maggio 2014, data della costituzione del nostro Coordinamento, ed ora ancora più convinti invitiamo tutte le istituzioni ad agire in modo univoco affinché chi è stato autore e protagonista di questo disastro risponda in ogni sede delle sue azioni”.

“Proprio sul tema delle responsabilità penali e delle vecchie e nuove frontiere dell’illegalità ambientale in Veneto – conclude infine Boscagin – sarà incentrato l’importante convegno di venerdì 13 maggio a Verona (presso l’aula B Silos di Ponente al Polo Universitario di Santa Marta) organizzato da Legambiente. A partire dall’analisi sulla nuova legge sugli ecoreati, verranno portati a conoscenza dei cittadini gli strumenti per combattere gli illeciti e risanare il territorio, con un approfondimento proprio sul caso Pfas. Tra gli interventi previsti spiccano quelli del procuratore aggiunto della Repubblica di Verona, Angela Barbaglio, del comandante del Gruppo Carabinieri tutela ambientale di Milano, Massimo Corsano, e del vice questore aggiunto  del Comando regionale del Corpo Forestale dello Stato Franco Lattanzio”.

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