Marco Pannella con il Dalai Lama - Foto di Mihai Romanciuc (CC BY-SA 2.0)
Marco Pannella con il Dalai Lama - Foto di Mihai Romanciuc (CC BY-SA 2.0)

Marco Pannella, tra ricordo, rimpianto e speranza

Da ieri l’Italia è un po’ più povera sul piano civile. Marco Pannella, scomparso ieri a 86 anni, è stato infatti questo per il nostro Paese: una risorsa sul fronte dei diritti civili, un uomo che ha sempre avuto il coraggio di opporsi al sistema quando esso era troppo ingiusto. E che dal sistema è stato anche combattuto, spesso marginalizzato, a dispetto delle lacrime di coccodrillo e della grande ipocrisia che trasuda oggi dai commenti di tanti politici. Ma stendiamo un velo, per ora, sulle tanti frasi di circostanza che ascoltiamo e leggiamo in questi giorni. Il leader radicale certamente non le avrebbe volute, non avrebbe amato rievocazioni che suonano false se pronunciate da chi ieri lo irrideva. Ci limitiamo a dirgli grazie, perché è anche grazie al suo impegno che l’Italia è riuscita a raggiungere quel minimo di diritti civili che abbiamo e, forse, ha mantenuto quel minimo di libertà.

La morte di Pannella però ci suggerisce una riflessione che sotto certi aspetti spaventa un po’. Ed è questa: se ne sono andati tutti. E, andando più in profondità: dove sono quelli nuovi? Ci riferiamo a quella categoria di uomini, ed anche di donne, naturalmente, del tutto particolare, persone dotate per natura di una intelligenza vivace, di profondità di pensiero, di carattere e personalità, di estro e carisma, di ideali in cui credere e, soprattutto, di coraggio e schiena dritta per seguirli. Questo tipo di persona è frequente tra gli artisti, i poeti e gli scrittori ad esempio, ma talvolta è presente anche tra statisti e politici.

In passato ce ne sono stati tanti, in Italia ed all’estero, ma l’ultima generazioni che ne ha dati con una certa generosità è stato forse proprio quella di Marco Pannella, con lui stesso che era, indiscutibilmente, uno di essi. Se ci fermiamo e ci guardiamo intorno, quanti ne restano? Pochi davvero, se non addirittura quasi nessuno. Le generazioni successive, ovvero quelle dei cinquantenni o quarantenni di oggi, sembrano non averne prodotti. Ma sarà davvero così? I figli del baby boom, e magari anche la generazione successiva, sono davvero tutti degli alienati superficiali e mediocri ben al di sotto, intellettualmente parlando, dei loro padri?

Certo che no. Il punto è un altro. E’ la nostra società che, nel suo complesso, lo è diventata, o forse così appare in quanto resa superficiale e mediocre dall’omologazione e dal consumismo. Anche Pannella sarebbe certo stato d’accordo, malgrado la sua propensione liberista sul fronte economico. Lo sarebbe stato perché appunto aveva un’intelligenza vivace, degli ideali, coraggio e schiena dritta, e sapeva pensare con la sua testa, avversando invece un sistema che non ama chi ama pensare.

Insomma, se ne sono andati tutti: gli artisti, da De André a Gaber, i grandi registi del neorealismo o della commedia all’italiana, i molti poeti e scrittori che hanno fatto grande la nostra letteratura del novecento, da Pasolini al nostro Goffredo Parise, alcuni politici, l’ultimo appunto Pannella, ed anche i giornalisti… I nuovi, in tutti campi, certamente non reggono il confronto. C’è forse in giro un nuovo Montanelli o un nuovo Enzo Biagi? O un erede di Luchino Visconti? Ma qui sta il vero problema: i nuovi ci sono, ma sono pochi, meno di prima, e soprattutto non si vedono.

Francesco Oriolo

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