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Consultazione Tav, i comitati : “Ci sia anche l’opzione zero”

È sempre vivo, a Vicenza, il dibattito sull’imminente consultazione popolare promossa dal Comune, ed effettuata dalla società Ipsos, di Nando Pagnoncelli, che ha per oggetto le modalità di passaggio della linea dell’Alta velocità/Alta capacità ferroviaria in città. Più in generale, si continua a discutere anche sull’opportunità stessa del passaggio della Tav per il capoluogo berico, un aspetto questo che non viene preso in considerazione dal questionario e dai sondaggi di questa fase partecipativa del progetto, attiva dal 3 all’8 giugno.

A questo proposito, qualche tempo fa, il Comitato popolare dei Ferrovieri e il Comitato Vicenza Est hanno lanciato una petizione e le circa 450 firme finora raccolte, tra cartacee ed online, questa mattina sono state consegnate a Palazzo Trissino. In sintesi, la petizione chiede che venga attivato un percorso informativo e partecipativo prima della consultazione sulle analisi comparative.

Ma si auspica pure che, tra le possibilità in campo, venga inserita l’opzione zero, vale a dire un potenziamento della linea, miglioramenti tecnici e logistici senza interventi così massicci, come quelli che comporterebbero gli scenari possibili. Per far comprendere meglio la situazione, si richiede anche che sia presentata un’analisi di costi e benefici e che si chiariscano gli elementi di impatto ambientale, sociale, economico e urbanistico relativi ai cantieri e all’opera stessa.

“Crediamo – ha spiegato Marko Urukalo, del Comitato popolare dei Ferrovieri – che la città abbia bisogno di altro tempo prima di prendere una decisione, dato che si sta parlando di interventi molto impattanti per il territorio. La nostra attività non si ferma con la consegna delle firme di questa mattina. Stiamo preparando una manifestazione, per sabato 11 giugno, anche perché siamo preoccupati per il progetto viabilistico del quartiere. Infatti, opere quali il ponte a sei campate in via Maganza e la nuova strada dell’Arsenale, avranno forti ripercussioni sulla vita quotidiana degli abitanti e sulle attività economiche”.

Sull’argomento è intervenuto anche Alessandro Fracasso, del Comitato popolare Vicenza Est, che parla di un silenzio assordante. “Nessuno – ha sottolineato – vuole dirci cosa succederà nella nostra zona. Siamo preoccupati soprattutto perché nelle carte di Rfi si può vedere come binari o altre infrastrutture passino sopra ad una ottantina di costruzioni tra case, palazzi e fabbriche. Noi vorremo discutere con il sindaco, sulla globalità dell’opera, nella quale devono rientrare anche le spese di abbattimento e di ricostruzione delle case che dovranno essere distrutte. Ancora tre anni fa, infatti, alcuni cittadini hanno ricevuto, dal Comune di Vicenza, una lettera di avviso che la loro casa sarebbe stata espropriata per lavori ferroviari”.

Ilaria Martini

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