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Il tavolo della presidenza dell'assemblea di Banca Popolare di Vicenza del 26 marzo scorso
Il tavolo della presidenza dell'assemblea di Banca Popolare di Vicenza del 26 marzo scorso

Banca Popolare di Vicenza, che farà Atlante?

“L’associazione Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, la più grande associazione di azionisti, unica associazione, assieme al coordinamento don Torta, a non aver creduto nel progetto borsistico dell’istituto di credito vicentino e aver votato NO alla Spa, dopo aver presentato un piano industriale alternativo che spacchettava la banca, data la grave situazione di stallo della Banca Popolare di Vicenza, ha scritto all’amministratore delegato di Atlante per un incontro urgente”.

Sono le poche righe con cui l’associazione, che rappresenta soprattutto i piccoli, ma molto numerosi, azionisti BpVi, annuncia la sua richiesta di voler parlare con i nuovi padroni della banca, ovvero quel fondo Atlante che, dopo il no di Borsa Italiana alla quotazione della Popolare a Piazza Affari, detiene il 99,33 delle azioni. Quel fondo Atlante cioè, creato da 67 tra banche, fondazioni e compagni assicurative, su input del governo, proprio per casi come questo. Anzi, è sembrato essere stato fatto su misura proprio per la banca vicentina, con la quale per altro ha debuttato sulla scena finanziaria.

Insomma, uno scenario nuovo e pieno di incognite. E forse il futuro più probabile, oltre che più conveniente per il territorio, è proprio quello che prevede uno suddivisione del gruppo BpVi per consentirne un effettivo risanamento e rilancio pezzo per pezzo, con pezzi davvero legati al territorio. Hanno motivo dunque di dire “l’avevamo detto”, sia l’associazione  Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, sia il coordinamento di Don Torta, sia il Movimento 5 Stelle.

Una domanda che sorge spontanea però è la seguente: cosa decideranno i vertici di Atlante nell’immediato? Rumors parlano di un intervento, innanzitutto, sulla attuale governance dell’istituto. Questo pare davvero il minimo, dato che se un rilievo va fatto all’attuale amministratore delegato della Popolare, Francesco Iorio, ed al presidente Stefano Dolcetta, è proprio quello di non aver voltato pagina rispetto alla precedente gestione della banca, quella cioè che ha causato questo disastro.

I risultato portati a casa da Iorio, nonostante il più che lauto compenso milionario, sono stati davvero pochi, e potevano essere certo di più se avesse mandato a casa, subito, già un anno fa, quei membri del consiglio di amministrazione guidato da Gianni Zonin che invece sono ancora lì o che sono andati via da troppo poco tempo. Il mercato insomma, avrebbe certo dato più fiducia se avesse visto, fin dall’inizio, un cambiamento vero nella Banca Popolare di Vicenza. Invece ha visto una sostanziale continuità, e questo non è piaciuto.

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