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Le vene dei pazienti come un campo di gara?

Una sfida, tra medici ed infermieri, per stabilire chi fosse più bravo nell’inserire le cannule di maggiori dimensioni nelle vene dei pazienti. Diversi i punti assegnati, a seconda dei dispositivi usati, e aggiornamenti in tempo reale via telefonino e WhatsApp sull’andamento di questa competizione che sarebbe andata in scena (il condizionale è d’obbligo) al pronto soccorso dell’ospedale di Vicenza. Tutto ciò sarebbe avvenuto trascurando quanto invece ci si aspetta dal personale sanitario, ovvero l’impegno a ridurre al minimo dolore e disagio per i pazienti.

La notizia, data con clamore questa mattina dal Giornale di Vicenza, sta facendo molto discutere in città e ha dato origine a molti interventi, di autorità e addetti ai lavori. Va da sè che al pronto soccorso del San Bortolo è stata subito avviata, dal primario Vincenzo Riboni, un’indagine interna per stabilire cosa sia effettivamente successo, ed il direttore generale della Ulss 6, Giovani Pavesi, avrebbe già avviato dei provvedimenti disciplinari. Quanto a noi tutti, beh siamo disorientati, spiazzati dal fatto che all’interno di una sanità che è, e rimane, di eccellenza, avvengano cose del genere, sempre che siano davvero avvenute nei termini in cui se ne parla.

Tra gli interventi da segnalare soprattutto quelli degli amministratori regionali, primi responsabili della sanità in Veneto. Il presidente della Regione, Luca Zaia, che è subito intervenuto sulla vicenda, facendo sapere di voler portare gli atti in Procura. Anche l’assessore alla sanità e alla programmazione socio sanitaria, Luca Coletto, ha commentato la notizia senza porre tempo in mezzo.

“La linea dura annunciata da Zaia è l’unica possibile – ha tuonato l’assessore -. Sono arrabbiato e addolorato perché, aldilà delle conseguenze sul piano disciplinare e giuridico, che mi auguro esemplari, siamo anche di fronte al tradimento della deontologia e dell’etica professionale, che per un operatore della sanità è di una gravità assoluta”.

“Sarebbe inaccettabile – ha continuato Coletto – anche se si fosse trattato solo di uno scherzo sul web, ma temo che non sia così. In ogni caso, anche per tutelare il buon nome di decine di migliaia di operatori della sanità veneta che trattano i malati come figli, mi auguro che la cosa possa essere valutata con rigore anche dall’Ordine dei medici, da sempre insostituibile garante del giuramento di Ippocrate. Per parte mia chiedo a queste persone di farsi un profondo esame di coscienza, traendone onestamente tutte le conseguenze del caso”.

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