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Alpini dell'8° Reggimento durante la missione in Afganistan - Foto www.esercito.difesa.it
Alpini dell'8° Reggimento durante la missione in Afganistan - Foto www.esercito.difesa.it

Thiene, profanata la tomba dell’alpino Matteo Miotto

Gesto vile, atto ignobile. Sono le parole usate per definire il brutto gesto compiuto da ignoti sulla tomba di Matteo Miotto, giovane alpino di Thiene morto a 24 anni, nel 2010, durante la missione in Afganistan. Un profanazione della quale si è accorto il padre dell’alpino scomparso, visitando la tomba nel cimitero di Thiene e notando che era stata spezzata la scultura che la adorna, una vedetta alpina. Il pezzo staccato della statua era stato gettato in un angolo, e ci si chiede se si sia voluto con questo fare oltraggio o se sia  stato solo vandalismo fine a sé stesso.

Matteo Miotto
Matteo Miotto

Resta l’amaro in bocca per il grave gesto, comunque indicativo di una malessere e di una completa perdita di qualsiasi valore. Ed in queste ore si susseguono le dichiarazioni di esponenti della vita pubblica e del mondo politico veneto e vicentino. Tra i primi ad intyervenire il sindaco di Vicenza, Achille Variati,  che parla di “un atto ignobile, da condannare con fermezza, perché ferisce la memoria di un giovane della nostra terra che ha perso la vita in missione di pace”.

“Mi auguro – prosegue il sindaco – che possa essere individuato quanto prima il responsabile di questo vile gesto, ed esprimo solidarietà alla famiglia di Matteo Miotto, al Corpo degli Alpini, alle associazioni delle Penne Nere e al sindaco di Thiene per questo atto di grave inciviltà”.

L’assessore regionale all’istruzione e alla formazione, Elena Donazzan, ha invece scritto alla famiglia di Matteo Miotto esprimendo”vicinanza e indignazione per il gesto di vandalismo. “Per chi lo ha conosciuto – ha sottolineato l’assessore -, per tutta la città di Thiene e per quanti stimano gli alpini e i giovani che credono negli ideali fino a impegnare la propria vita, Matteo è e resterà uno dei figli più belli e grandi della nostra terra”.

“In questa società – ha poi concluso – povera di gesti di coraggio e di rispetto per la sacralità della vita, Matteo ha dimostrato come si può essere eroi, vestendo la divisa e facendo il proprio dovere. Fa male immaginare la mano brutta e vigliacca, che di nascosto, con il favore del buio, va a profanare un simbolo. Spero che il responsabile sia fermato ed esposto alla pubblica indignazione perché tutti possano percepire la differenza tra la bellezza di Matteo e la meschinità di chi si è già condannato all’oblio con l’inutilità del suo gesto vigliacco”.

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