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Referendum trivelle, le ragioni del sì e quelle del no

Tra due giorni dunque, domenica 17 aprile, si vota per il così detto referendum sulle trivellazioni in mare. Non si può certo dire che in Italia vi sia stata un seria campagna di informazione per favorire un voto consapevole da parte dei cittadini. Sono molti insomma gli italiani che non conoscono nei dettagli la questione, e comunque se informazione c’è stata è arrivata solo nell’ultimo periodo, praticamente a pochi giorni dal voto.

Per quanto riguarda il quesito che il referendum propone, è piuttosto semplice sebbene sia anche molto tecnico. Si chiede se si vuole abrogare un emendamento, inserito nell’ultima Legge di stabilità, con il quale si concede, agli attuali gestori delle piattaforme che estraggono gas e petrolio nei nostri mari, lo sfruttamento dei giacimenti fino al loro esaurimento. Praticamente l’emendamento toglieva la data di scadenza alle concessioni rilasciate ai petrolieri, che invece stanno tutte giungendo al termine, alcune presto, altre nei prossimi anni (l’ultima scadenza è nel 2034). Si tratta di un’ottantina di piattaforme, la maggior parte in Adriatico, e tutte entro una distanza di dodici miglia dalla costa.

Il referendum non riguarda nuove concessioni, che non sono previste, né le piattaforme posizionate oltre le dodici miglia. E’ stato proposto da nove Regioni italiane, tra le quali il Veneto, schierate dunque per il sì, assieme praticamente a tutto il fronte politico di opposizione ed al mondo ambientalista. Sul fronte del no, quindi per il proseguimento sine die dell’attività estrattiva in mare, che, lo ricordiamo copre una percentuale quasi irrilevante del nostro fabbisogno energetico, c’è il governo con la maggioranza che lo sostiene, assieme a Confindustria.

Quanto alle ragioni del sì e del no, sono piuttosto evidenti. Chi voterà sì lo farà soprattutto per difendere l’ambiente e ribadire la necessità che l’Italia persegua una politica energetica basata sulle energie rinnovabili. Le ragioni del no poggiano soprattutto sulla conservazione dei posti di lavoro nel settore delle trivellazioni in mare e sull’assunto che il nostro Paese non può rinunciare, in questo momento, a questa risorsa energetica.

Alleghiamo a questa pagina un intervento del senatore del Movimento 5 Stelle, Enrico Cappelletti, vicentino, a sostegno delle ragioni del sì. Linkando quest’altra pagina invece rimandiamo ad un sito che spiega le ragioni del no. Bisogna ricordare, per inciso, che, in omaggio alla solita italica furbizia, quelle che chiamiamo le ragioni del no, o invito a votare no, in molti casi in realtà invitano ad astenersi e non andare a votare. Come molti certo sanno, è un vecchio trucco per sommare ai propri consensi anche quella astensione dal voto fisiologica che in Italia ormai ha raggiunto livelli che la classe dirigente farebbe bene a considerare di più.

Purtroppo nel nostro Paese i referendum, che sono sempre abrogativi, sono validi solo se vota la metà più uno degli elettori. Se non viene raggiunto questo quorum la consultazione non è valida, ed avremo solo sprecato dei soldi e perso del tempo. Ricordiamo che si vota su un giorno soltanto, domenica 17 aprile, con i seggi che saranno aperti dalle 7 alle 23. Occorre recarsi alle urne con la tessera elettorale ed un documento di riconoscimento.

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