Referendum, no quorum? Cittadini ancora più deboli

La politica può cambiare se si partecipa. Il referendum è una delle poche forme di partecipazione diretta dei cittadini prevista dal nostro ordinamento e, in varie occasioni della nostra storia repubblicana, ha dimostrato di saper essere momento di democrazia effettiva ed efficace. Dispiace quindi che buona parte degli schieramenti politici nazionali abbia rinunciato a promuovere la partecipazione a questo nuovo referendum, con l’obiettivo di farlo fallire.

Noi non vogliamo far fallire questo strumento di partecipazione democratica, né che si affermi la prassi dell’astensione come uno strumento per dire “no”: riteniamo che chi non vuole l’abrogazione delle norme su cui si voterà debba quindi partecipare alla consultazione ed esprimere il proprio parere. Questa scelta di partecipazione cade tra l’altro in un momento storico del nostro Paese in cui molti cittadini tendono a volersi estraniare dalle istituzioni democratiche perché convinti che la loro opinione sia irrilevante e che il loro voto non serva a nulla. Siamo inoltre dispiaciuti e preoccupati che il governo non abbia voluto favorire la partecipazione dei cittadini e ridurre i costi dello Stato accorpando questa consultazione con le prossime elezioni amministrative del 5 giugno.

Il referendum propone un quesito molto tecnico, con limitati effetti pratici. Ma assume, nell’immaginario collettivo di favorevoli e contrari, una connotazione più generale di politica energetica. Occorre pertanto evitare banalizzazioni da una parte e dall’altra, e per questo è importante costruirsi un’opinione senza condizionamenti ideologici e lobbistici. Oltre alla questione della tutela del mare italiano come argomento a favore del referendum, un serio dibattito sulle fonti energetiche dovrebbe affrontare anche i costi ambientali e sociali creati in altre parti del mondo per produrre combustibili fossili che tutti i giorni, noi italiani, utilizziamo. Si pensi al Mozambico, alla Nigeria, al Golfo Persico, alla Libia.

Inoltre, se è pur vero che il nostro Paese dipende fortemente dall’estero per i prodotti energetici, oggigiorno il prezzo degli idrocarburi è estremamente basso e favorevole per i Paesi importatori. Il calo di prezzo dei prodotti petroliferi può provocare una riduzione degli investimenti nel campo della sicurezza, con i conseguenti rischi ambientali e di incidenti che, in un mare chiuso come il nostro Adriatico, avrebbero effetti disastrosi. In conclusione, invitiamo i cittadini a partecipare al referendum, prima di tutto per riaffermare il valore di questo strumento di partecipazione democratica.

Associazione civica Vicenza Capoluogo – Il Consiglio direttivo

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