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Il carcere di Vicenza
Il carcere di Vicenza

Quando il penitenziario diventa area agricola

Destinare le aree verdi dei penitenziari del Veneto ad attività agricole, trasformare e commercializzare i prodotti, formare i detenuti per l’inserimento nelle aziende regionali: sono questi i principali punti del protocollo d’intesa firmato ieri, martedì 12 aprile, a Mestre nella sede di Confagricoltura Veneto tra Lorenzo Nicoli, presidente regionale dell’associazione agricola, e Enrico Sbriglia, provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto. L’accordo biennale ha come scopo quello di reinserire, a livello sociale e lavorativo, le persone, in esecuzione penale interna ed esterna, coinvolgendole in attività imprenditoriali legate all’agricoltura. Nel progetto sono previsti percorsi di formazione, soprattutto per figure professionali di difficile reperibilità.

Vicenza, Verona, Padova, Venezia, Treviso, Belluno e Rovigo sono gli istituti penitenziari coinvolti nel progetto. L’obiettivo è quello di valorizzare e commercializzare i prodotti provenienti dall’attività lavorativa dei detenuti, accedendo anche ai fondi dell’Unione Europea relativi alle politiche di sviluppo rurale.  In futuro si prospetta anche la possibilità di riservare una percentuale delle produzioni ottenute nelle aree verdi delle carceri alla vendita diretta al personale penitenziario e alle persone detenute, con prezzi di promozione e di fidelizzazione che terranno conto dell’impegno profuso dalla comunità penitenziaria. Verrà considerata, inoltre, l’opportunità di chiedere agli enti pubblici la possibilità di concedere in comodato d’uso aree agricole o forestali non ancora valorizzate, per implementare il lavoro nel campo agricolo delle persone detenute in regime di misure alternative alla pena.

“Tutto parte da un protocollo d’intesa siglato l’anno scorso a livello nazionale tra Confagricoltura e il Ministero della Giustizia – così Lorenzo Nicoli, presidente di Confagricoltura Veneto -, finalizzato a sviluppare a livello territoriale percorsi collaborativi che coinvolgono il mondo agricolo. In Veneto abbiamo siglato l’accordo in tempi veloci grazie all’entusiasmo e alla disponibilità del provveditore Enrico Sbriglia, con il quale metteremo in piedi un piano strategico per la gestione agricola e la manutenzione delle aree verdi dei penitenziari e la formazione”.

L’ipotesi è ora quella di avviare piccole attività a carattere imprenditoriale come l’apicoltura, la coltivazione di erbe officinali, piccoli frutteti o serre. Confagricoltura si impegnerà a mettere a disposizione il know how, con attività formative e imprenditoriali all’interno delle carceri, che porteranno al rilascio di attestati legalmente riconosciuti e spendibili dai beneficiari. Verranno inoltre avviati percorsi collaborativi con le imprese agricole del territorio, che potranno dare lavoro ai detenuti in semi libertà beneficiando di sgravi previdenziali e contributivi. Infine verrà prestata assistenza in campo legale, fiscale, previdenziale e tecnico economico a favore delle aziende agricole e degli istituti penitenziari aderenti al progetto.

“Ringrazio il presidente di Confagricoltura Veneto, Lorenzo Nicoli, per la sensibilità mostrata – ha riferito il provveditore Enrico Sbriglia -. La soddisfazione che deriva quando si produce dalla terra un qualcosa che è l’insieme di energie, di passione, di vita, di sole e di acqua, ha un valore educativo e riabilitativo. E questo non è altro che un principio universale di speranza tipico del lavoro agricolo, fatto di sacrifici ma anche di antiche culture che si innestano in nuove tecnologie, rispettose dell’ambiente. Noi operatori penitenziari siamo convinti che anche così si faccia reinserimento sociale e sicurezza partecipata”.