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Olio d’oliva, meno chiarezza senza data di scadenza

“È assurdo doversi difendere da un’Unione Europea che anziché prevedere norme più chiare e dalla parte del cittadino, alimenta la confusione. Non se ne può proprio più di questa situazione di incertezza e della mancanza di un’etichettatura completa ed intelligente di tutti i prodotti, che consentirebbe ai consumatori una scelta corretta e consapevole”.

E’ questo il commento del presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola e del direttore Roberto Palù, che segue l’esito delle votazioni della commissione politiche dell’Unione Europea del senato, che ha esaminato la Legge europea 2015 diretta a modificare l’art. 7 della legge “Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini”, nella parte in cui prevede un termine minimo di conservazione non superiore ai diciotto mesi per l’olio di oliva.

“Di fatto – hanno spiegato Cerantola e Palù – è stata approvata una norma che favorisce lo smaltimento di olio vecchio e che fa venir meno un’importante misura di salvaguardia per il consumatore, dato che numerosi studi hanno dimostrato che, con il tempo, l’olio di oliva modifica le sue caratteristiche. Con l’invecchiamento, infatti, comincia a perdere tutte quelle qualità organolettiche che lo caratterizzano, come polifenoli, antiossidanti, vitamine, e che sono alla base delle proprietà che lo rendono un alimento prezioso per la salute, in quanto rallentano i processi degenerativi dell’organismo”.

“Con il recepimento delle indicazioni comunitarie – ha spiegato una nota di Coldiretti in proposito – la data di scadenza non sarà più di 18 mesi, ma potrà essere decisa liberamente dagli imbottigliatori, il che equivale, di fatto, a cancellarla, poiché ognuno potrà metterla in base ai propri interessi commerciali. Ed è evidente il rischio che in molti ne approfitteranno per smaltire l’olio vecchio”

“Nell’ultimo anno – hanno concluso Cerantola e Palù – l’Italia ha prodotto 300 milioni di chili d’olio, ottenuti da circa 250 milioni di piante su 1,1 milioni di ettari di terreno, con un fatturato di circa 2 miliardi di euro ed un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative. Numeri che fanno del nostro Paese il secondo produttore mondiale dopo la Spagna, ma anche il primo per numero di oli Dop o Igp, ben 43”.

Un commento

  1. L’Europa così facendo dimostra di aver a cuore più gli interessi di potere che la salute dei propri cittadini. Diventa sempre più una zavorra per chi ne fa parte e dovrebbe sentirla invece casa propria.

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