Export, bene il Veneto… nonostante il sistema Paese

È prossima l’apertura dei bandi per l’assegnazione delle risorse previste dal Programma operativo regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale (Por-Fesr), rivolti in particolare allo sviluppo delle aggregazioni, delle reti di imprese e dei distretti, all’internazionalizzazione del sistema produttivo veneto, alla ricerca e all’innovazione. Lo ha comunicato l’assessore regionale all’economia, energia, ricerca e innovazione del Veneto, Roberto Marcato, nel corso dell’iniziativa “Roadshow Italia per le Imprese, con le Pmi verso i mercati esteri”, promossa da Confindustria di Venezia a Marghera e, con l’occasione, Marcato ha fatto il punto sulla situazione dell’export in Italia e nel Veneto.

“Dando uno sguardo ai dati relativi alle esportazioni – ha sottolineato – si può notare che, nel 2015, l’Italia ha registrato un +3,8% rispetto al 2014, per un valore superiore ai 400 miliardi di euro. L’incremento del Veneto è +5,3%, percentuale superiore alla media nazionale, per un importo di 57,5 miliardi di euro, pari al 13,9% del totale nazionale. Detto così il dato sembra positivo, ma non lo è, perché tutto questo non è avvenuto grazie al sistema Paese ma nonostante il sistema Paese”.

“Da un lato – ha continuato – il rapporto tra euro e dollaro ha agevolato le esportazioni nei paesi anglosassoni, come Usa e Gran Bretagna, dall’altro, le capacità degli imprenditori veneti hanno consentito di superare gradualmente la crisi finanziaria partita dagli Usa, ma della quale ha risentito in maniera pesante anche la nostra economia. Tutto questo si è verificato a prescindere dal sistema Paese e da un governo che non è riuscito a mettere mano ai problemi endemici dell’Italia che sono le voragini create dal debito pubblico e dalla spesa, che a loro volta producono mostruosità come una burocrazia estrema, una pubblica amministrazione rigida e una normativa farraginosa”.

“Si tratta – ha poi concluso – di un problema strutturale e alle esigenze delle imprese la Regione Veneto risponde su due piani. Amministrativo, con i fondi Por-Fesr e politico, con la richiesta allo Stato di aprire una trattativa per una maggiore autonomia che riesca a produrre un’inversione di tendenza rispetto alla restaurazione centralista impressa dall’attuale governo con la quale ‘Roma padrona’ vuole riprendersi competenze e risorse delle Regioni”.

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