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Dalla Regione Veneto nuove norme per gli agriturismi

Nuove norme sono state introdotte dalla giunta regionale in tema di agriturismo. L’argomento è delicato ed è anche oggetto di critiche e rivendicazioni da parte di altri settori, a cominciare dal commercio e dal sistema dell’accoglienza. Tuttavia ecco che da Palazzo Balbi arriva adesso una rivisitazione della normativa per facilità l’attività di queste strutture. La proposta è stata fatta dall’assessorato al turismo, di concerto con quello all’agricoltura. Queste nuove norme comunque sono state considerate necessarie dopo le modifiche introdotte dalla legge regionale di stabilità, riguardanti le percentuali di approvvigionamento delle materie prime da parte delle imprese.

Ricordiamo che oggi gli agriturismi nel Veneto sono circa 1.400. Di questi l’80 per cento offre pasti e spuntini, mentre circa il 65 per cento propone ospitalità in alloggi. Da alcuni anni la Regione ha raggruppato, dal punto di vista normativo, le attività turistiche connesse al settore primario: l’agriturismo, l’ittiturismo, il pescaturismo, disciplinando l’offerta di ospitalità e la somministrazione di alimenti e bevande, e successivamente i profili del turismo rurale e delle fattorie didattiche. Per quanto riguarda l’agriturismo, nel 2014 e nel 2015, la giunta veneta ha approvato due deliberazioni che hanno aggregato in un unico testo le diverse disposizioni applicative.

“Ora – spiega l’assessore al turismo – si è ritenuto opportuno intervenire sugli aspetti relativi alle percentuali di approvvigionamento delle materie prime per la somministrazione di pasti, spuntini e bevande, premiando l’utilizzo di prodotti tipici e di qualità provenienti da aziende venete. Due le finalità di questo provvedimento: valorizzare la nostra ricca e pregiata produzione regionale, rendere più agevole l’attività agrituristica e ancor più qualificata la sua offerta”.

Se nella preparazione dei pasti è confermato l’obbligo per gli agriturismi veneti di adoperare non più del 15% del totale di prodotti acquistati dal libero mercato di distribuzione alimentare, viene incrementata fino al 35% (60% per le aziende in aree montane) la possibilità di utilizzo di prodotti di altre aziende agricole o imprese artigiane alimentari, purché abbiano sede nel territorio regionale e a condizione che siano prodotti tipici, di piccole produzioni locali (Ppl), biologici, caratterizzati dai marchi Dop, Igp, Igt, Doc e Docg, oppure dal marchio regionale Qualità Verificata. Inoltre, è stato stabilito di ritenere prodotto dell’azienda agricola e agrituristica anche quello proveniente da aziende ad essa collegate in forma societaria e da cooperative di cui l’azienda è socia, purché siano prodotti veneti.

Infine, è stato introdotto un aspetto caratteristico della tradizione veneta, concedendo agli agriturismi di svolgere una sorta di “servizio cottura” nella preparazione della selvaggina, procurata dai cacciatori, da far degustare agli ospiti. In questo caso l’agriturismo non somministra alimenti provenienti dalla propria azienda, ma propone, per non più di venti giorni all’anno, un’antica consuetudine contadina del Veneto.

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