Barbarano, una serata con Mauro Corona

Martedì 5 aprile, nella Sala maggiore di Ponte di Barbarano, Mauro Corona ha ringraziato il pubblico numeroso che è accorso all’incontro con un aneddoto. “Macedonio Fernandez, un grande pensatore del secolo scorso – ha detto lo scrittore davanti a un bicchiere di cabernet – è stato vittima di uno scherzo pesante da parte del suo allievo, il cinico Jorge Luis Borges, che gli ha organizzato una finta serata al teatro di Buenos Aires. Macedonio, trovandosi di fronte a una sala vuota, non si è lasciato andare allo sconforto e ha declamato per un’ora e mezza a proposito dell’umorismo. Il commento finale, rivolto all’amico Borges, è stato: Gli assenti erano così numerosi che era impossibile riuscire ad entrare. Io non valgo nemmeno le unghie tagliate di Macedonio Fernandez, ma intanto una sala piena di bella gente l’ho riempita».

Dopo che una lettrice della Biblioteca civica di Barbarano, che ha promosso dell’evento, ha letto un estratto di “Favola in bianco e nero”, un’anti-fiaba che parla del razzismo e dell’ipocrisia della società contemporanea, il pubblico ha potuto assaggiare in diretta la vena caustica e dissacrante dello scrittore. Due Bambin Gesù occupano lo spazio della mangiatoia di un immaginario paesino di montagna durante la vigilia di Natale, ma si chiede la rimozione solo di quello “negretto”.

“Mi chiedono spesso perché si scrive – ha chiosato Corona -. Ebbene, lo si fa per uscire dall’inferno che ognuno di noi ha dentro. C’è chi lo immerge nell’alcool, chi lo uccide con il lavoro e la carriera, e c’è chi lo tira fuori con la scrittura. Come diceva Fernandez, si deve scrivere per lottare contro l’oblio, contro la dimenticanza. Gli ultimi verranno cancellati dalla faccia del mondo e, per imbalsamare la memoria, l’unico modo è scrivere un romanzo. Non si scrive per salvare la caducità della carne ma per salvare la propria civiltà personale: è quello che ho fatto io in alcuni miei libri dove, con il pretesto della storia del boscaiolo, ho messo tra le righe usi e tradizioni che esistevano prima degli anni Cinquanta e che ora sono scomparsi. I fantasmi di pietra del mio paese sono persone che sono state spazzate via e vanno ricordate”.

Nel libro “Misteri della montagna” Corona descrive quel “mare verticale” che genera stupore, dove ogni ammasso di pietra non è nato per il capriccio del tempo ma diventa il veicolo per una ricerca all’interno di sé stessi, un superamento delle proprie paure. “Una nazione è fatta di persone, non di confini – ha sottolineato continua – ma lo Stato ci ha reso impauriti e arrabbiati. Se ci uniamo tutti e facciamo causa allo Stato possiamo chiedere i danni morali per le paure che ci sono state imposte. Satana non appare in forma di capro, ma in forma di denaro, bisogna combattere contro l’accumulo di soldi, insegnare ai bambini a vivere di poche cose semplici”. Lo scrittore, definendo le banche e le case editrici “associazioni a delinquere”, ha poi proseguito la sua invettiva contro i barbari politici e i battaglioni di gitanti che non hanno rispetto per la montagna, che in realtà è un essere vivo, con una propria percezione.

Camilla Bottin

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