mercoledì , 15 Settembre 2021
Statua romana di Atlante, personaggio mitologico costretto a portare sulle spalle il peso della volta celeste
Statua romana di Atlante, personaggio mitologico costretto a portare sulle spalle il peso della volta celeste

Banca Popolare di Vicenza sulle spalle di Atlante

E’ una sensazione di profonda amarezza quella che ci coglie leggendo, più o meno tra le righe, quanto sta avvenendo nella fase di quotazione in Borsa della Banca Popolare di Vicenza. Ogni più nera previsione è stata superata: le azioni vanno sul mercato ad un prezzo irrisorio e, se la tendenza sarà più o meno confermata anche in futuro, le migliaia di piccoli risparmiatori e soci che hanno creduto nella banca vicentina perderanno praticamente tutto.

Comprarono azioni a 62,5 euro l’una, qualche anno fa, convinti dall’establishment di allora, che assicurava che era un investimento sicuro, su una banca solida, tra le prime dieci in Italia. Quelle azioni adesso, con la banca divenuta una Spa, occorre venderle, sul mercato della Borsa di Milano, a 10 centesimi di euro, altrimenti nessuno se le compra. E non è tutto, sarà infatti il Fondo Atlante alla fine a comprale.

La collocazione sul mercato avviene infatti con una forchetta che va dai 10 centesimi a 3 euro per azione, una forchetta molto ampia dunque, di fatto nominale, perché l’interesse per l’investimento in BpVi, diciamolo garbatamente, sembra molto modesto e non si salirà rispetto al prezzo minimo. E così, sulla base degli accordi con Unicredit, il Fondo Atlante rileverà le azioni della Popolare di Vicenza che non verranno sottoscritte nell’ambito dell’aumento di capitale. Lo farà, naturalmente, pagandole 0,10 euro ciascuna.

Tra l’altro, Atlante, con questa operazione, è al suo esordio. Ricordiamo che il Fondo Atlante è uno strumento varato dallo stesso sistema bancario italiano proprio per supportare gli aumenti di capitale in situazioni come questa. Sembra anzi cucito su misura per le esigenze attuali delle banche venete in difficoltà, ovvero la Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Una riflessione comunque viene spontanea in questo contesto. Non sarà che si è fatto un po’ troppo poco, forse nulla, per dare un segnale di discontinuità rispetto al passato? Ad esempio, si rifletta sugli emolumenti esagerati per i top manager in passato, fatti poi pagare ai piccoli risparmiatori.

E adesso? Gli emolumenti per i nuovi conduttori di BpVi sono altrettanto eccessivi, ci sia concesso. E ai top manager del passato sono stati anche assicurati una generosa buonuscita e… una certa tranquillità. Insomma, un cambio di rotta e di stile avrebbe giovato e, purtroppo, al di là degli enunciati e di qualche atto dovuto, non si è nei fatti concretizzato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità