domenica , 7 Marzo 2021

25 Aprile, una liberazione che ancora divide

E’ una ricorrenza piuttosto particolare quella del 25 aprile, che abbiamo celebrato ieri. Al di là delle cronache ufficiali, e di un po’ di retorica che spesso la circonda, la Festa della liberazione dal nazifascismo mantiene vivi ancora molti significati che in altre ricorrenze si sono affievoliti, ed anche per questo divide. Ad esempio ieri a Schio, un po’ a mo’ di risposta ai valori della ricorrenza, sono comparsi sui muri cittadini manifesti con l’immagine di Mussolini. Vale persino poco la pena parlarne, quantomeno per non fare il gioco di chi in questo modo cercava visibilità ed anche lo scontro con il sentire comune.

hitler-mussoliniInsomma, un gesto più patetico che significativo, più infantile che provocatorio, più frutto di scarsa cultura che di una ideologia radicata. Però non è cosa da sottovalutare, in un’Italia nella quale la mediocrità e l’ignoranza purtroppo riescono ad emergere, e spesso persino ad imporsi nelle sfere del potere.

La corruzione, l’arroganza, la prevaricazione del ventennio fascista sono infatti presenti ancora nella nostra società, nella quale impera un altro potere prevaricatore, meno evidente e violento ma anch’esso pericoloso. Ed a questo potere fanno spesso comodo, lo ha dimostrato la storia degli ultimi decenni, i patetici nostalgici del duce.

La Festa della Liberazione è dunque importante in Italia per marcare questa differenza tra la sopraffazione (nel ventennio con l’olio di ricino, oggi con la disinformazione ed il consumismo) ed il desiderio di uguaglianza e di libertà che è comunque proprio della stragrande maggioranza degli italiani. E che sia una schiacciante maggioranza quella degli italiani che vorrebbero una società più giusta e libera lo testimonia anche il fatto che il 25 aprile rimane una festa sentita, che ha conosciuto qualche calo di partecipazione in passato ma che riesce anche spesso a risogere.

Così sembra essere stato quest’anno, con una partecipazione importante in tutta Italia. Che sia un timido segnale che gli italiani si stanno finalmente svegliando? Speriamolo. Intanto merita segnalare che un po’ ovunque nella nostra provincia c’è stata buona partecipazione alle celebrazioni. A Vicenza, Piazza dei Signori era gremita (vedi le foto in alto) ed un pubblico attento ha ascoltato le parole prima del vicesindaco Bulgarini d’Elci e, soprattutto, dopo di lui, quelle di Emilio Franzina, storico e docente dell’università di Verona.

Non ha mancato, il professore, di porre l’accento sui significati della guerra di liberazione, settanta anni fa, dalla tirannia fascista e dall’occupazione tedesca, ma lo ha fatto con un occhio attento anche ai giorni nostri, un po’ come monito affinché certi mali non ritornino, magari in forme nuove e persino più subdole.

F.O.

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