Vicenza

Vicenza, il quartiere Pomari dice basta. Ora il parco!

“Piruea Pomari game over, ora il parco!” E’ questa la parola d’ordine con la quale il Comitato del quartiere Pomari, di Vicenza, si prepara ad una dura battaglia contro quella che chiamano Cementopoli, ovvero la tendenza, purtroppo presente da fin troppo tempo ormai, in tutta Italia, di far prevalere le ragioni del costruire a tutti i costi su ciò che è invece3 meglio per i cittadini. E il caso del quartiere Pomari di Vicenza è del resto emblematico, ed anche per questo i suoi cittadini da tempo protestano e scenderanno in piazza di nuovo, sabato 19 marzo, per chiedere che nell’ultima, abbastanza vasta, area rimasta libera del loro quartiere non si vada a costruire altri grandi palazzi, come si intende fare, ma la si adibisca a parco pubblico.

Il caso del quartiere Pomari, dicevamo è emblematico. Si, è così perché è uno dei pochi di Vicenza ad avere ancora un’area sulle quale non si è costruito, un’area che sembrerebbe perfetta per realizzarci un bel giardino pubblico. Perché costruire ancora? Qualcuno se la sente di affermare che Vicenza ha ancora bisogno di palazzoni da destinare a uffici o centri commerciali o direzionali? Difficile crederlo, mentre tutti potremmo essere d’accordo che ci serve soprattutto aumentare la presenza di ciò che migliora la vita, ed un bel prato, degli alberi, due panchine, uno spazio per far giocare i bambini lontano dal cemento e dalle auto, servono certo allo scopo.

Per quanto riguarda la storia di cui parliamo, dobbiamo fare un passo indietro. “Era l’11 marzo del 2003 – ci dicono al Comitato – quando venne approvato, con un colpo di mano, il Piruea Pomari dall’allora amministrazione Hüllweck. Quel giorno i terreni che avrebbero dovuto ospitare uno dei più grandi parchi urbani e naturalistici di Vicenza vennero trasformati in un’area edificabile. Di fronte a tutto questo, abbiamo deciso di non chinare la testa e di dire basta a questo tipo di progettazione urbanistica che vede il primato degli interessi economici dei palazzinari sul benessere collettivo. Dopo 13 lunghi anni il Piruea Pomari, proprio in questi giorni è finalmente scaduto”.

E siamo a questi giorni concitati di marzo… Pochi giorni fa il Comune di Vicenza ha detto no alle richieste di proroga del Piruea Pomari avanzate dalla ditta Incos, che prevede di costruire in quell’area, ma questo non basta secondo il Comitato. “Per cancellare i progetti – dicono ancora i suoi rappresentanti -, è necessario modificare le previsioni del Pat e del Piano Interventi, eliminando così le devastanti previsioni urbanistiche dell’area. Per questo abbiamo deciso di tornare in piazza. E’ sotto gli occhi di tutto lo scempio urbanistico ambientale di cui è vittima Vicenza. Un giorno i Pomari, un altro Carpaneda dove la cittadella del Tav continua ad espandersi e secondo gli ultimi progetti pubblicati da Reti ferroviarie italiane sarebbero ben 14 e non più 9 gli ettari di terreno fertile che verrebbero definitivamente compromessi dai cantieri per la costruzioni di un’opera molto discussa, che ovunque vada si porta dietro devastazione e saccheggio dei territori”.

“Ed ancora, – continuano – troviamo il primo stralcio della nuova Tangenziale, 5,3 chilometri di asfalto su terreni agricoli da Via del Sole a strada Pausbio, al costo di 13,5 milioni di euro a chilometro. Per non parlare dell’eco mostro per eccellenza, ovvero quello di Borgo Berga, dove abbiamo un complesso quasi completamente sfitto e un’area di cantiere (il famigerato “lotto E”, non ancora cementificato) posta sotto sequestro preventivo dalle indagini della Magistratura, le stesse che stanno scoperchiando la verità sulla disparità tra beneficio pubblico e privato derivante da quel piano urbanistico”.

“A noi pare evidente – concludono gli uomini del Comitato Pomari, che per la loro battaglia hanno ricevuto l’appoggio di molte associazioni, anche nazionali, – che più di qualcuno stia giocando a monopoli con la nostra città, qualcuno che si diverte a muovere pedine sopra le nostre teste così come è avvenuto in questi ultimi mesi per il nostro quartiere. Dai terreni tra Via Fermi, Auchan e Brico, l’unica opera che può essere costruita è un grande parco pubblico. Nonostante la mole di locali sfitti in città, anziché puntare sulla riqualificazione urbana, si continuano a portare avanti progetti devastanti”.  Già, è purtroppo vero: in quasi tutti gli altri paesi europei, ed ormai anche altrove, si costruisce solo dove e quando serve davvero. In Italia, purtroppo, i motivi per gettare cemento sono molte volte ben altri e spesso inconfessabili.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button