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Valdastico nord, e perché non una ferrovia?

Sembra che i temi della tutela ambientale e del consumo del territorio stiano assumendo la rilevanza che meritano. Lo testimoniano le intese fra le oltre 190 nazioni che hanno preso parte alla Conferenza sui mutamenti climatici di Parigi e, anche, la presa di posizione del Papa, con l’enciclica “Laudato Sì”. Il problema dell’inquinamento in Val Padana poi è particolarmente grave ed i responsabili delle politiche comunali, provinciali e regionali negli ultimi tempi, stanno chiedendo al governo centrale un piano coordinato e strutturale che ponga rimedi efficaci a tale situazione.

L’azione politica dovrà agire in più direzioni. Per quanto riguarda la mobilità, trasferendo, il più possibile, il trasporto di persone e merci dalla modalità su gomma a quella su ferro. Promuovendo il potenziamento e la costruzione di ferrovie e tranvie, piuttosto che investire ancora sulla costruzione di nuove arterie stradali (superstrade e autostrade) che, se nel medio termine, consentono d’alleggerire il traffico in alcune strade minori, comunque incentivano l’uso delle automobili e dei camion.

A questo riguardo, in Veneto, qualcosa si sta muovendo che va nella giusta direzione: l’accordo con l’ Alto Adige per la ricostruzione della ferrovia Calalzo-Dobbiaco, l’elettrificazione della ferrovie del bellunese, della Camposampiero-Cittadella-Bassano e della Castelfranco-Montebelluna. Il Trentino ha poi l’intenzione di elettrificare e potenziare la ferrovia della Valsugana fino a Bassano. La scelta invece del completamento dell’autostrada Valdastico Nord, anche nella sua ultima e non ben chiara soluzione di autostrada/superstrada, dopo il pronunciamento del Comitato paritetico, non è coerente con una politica di rispetto dell’ambiente e di contenimento dell’inquinamento.

Una proposta “sostenibile” per la risoluzione del problema del traffico tra il Veneto da una parte, il Trentino ed il Nord Europa dall’altra, potrebbe essere quella di una ferrovia nella Valdastico.  Nel tratto iniziale, fino a Marano Vicentino, essa utilizzerebbe la Vicenza-Schio, potenziandola grazie all’elettrificazione e al raddoppio, che andrebbero a vantaggio anche del traffico metropolitano regionale. Nei pressi di Thiene, potrebbe sorgere un centro intermodale. I tir, in questa struttura, andrebbero caricati sui vagoni. Dalla Valdastico, questa ferrovia, con un tunnel, potrebbe raggiungere la zona di Caldonazzo, e da qui proseguirebbe fino a Trento grazie ad una nuova galleria che potrebbe ospitare anche la ferrovia della Valsugana.

Nella Valdastico potrebbe anche essere realizzata una stazione di scambio, con un impianto di risalita verso la zona sciistica delle Fratte-Fiorentini-Folgaria, sull’esempio di quanto già realizzato lungo la ferrovia della Val Pusteria. Come sopra ricordato, esiste un progetto di potenziamento della ferrovia della Valsugana. Questa, attualmente, è caratterizzata da stretti raggi di curvatura, da gallerie che non consentono il transito dei carri più voluminosi (quelli che trasportano i tir), da salite di notevole pendenza. La linea corre spesso vicino ad abitazioni, in alcuni punti tra la strada statale e le case.

Questa ferrovia potrà essere elettrificata, in alcune tratte velocizzata e raddoppiata per permettere gli incroci dei treni, rendendola così, più adatta ad un traffico regionale e interregionale. La sua trasformazione in una ferrovia per i flussi internazionali necessiterebbe invece di un completo e impegnativo rifacimento, per una distanza, da Bassano a Caldonazzo, di circa 70 km. La nuova ferrovia della Valdastico, che parte da Marano Vicentino, sarebbe di soli 40 Km circa, e nascerebbe con tutte le caratteristiche di una linea moderna, adeguata anche al traffico delle merci.

Giancarlo Albera
Francesco Spaziani

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