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Tav a Vicenza, farsa ed inconcludenza

Non ho mai visto tanti ministri passeggiare per Vicenza come in questi ultimi tempi e, guarda caso, tutti hanno detto qualcosa a proposito del progetto Tav. Qualche tempo fa è passato il ministro delle infrastrutture Del Rio, che dichiarava grande stima ed amicizia nei confronti del sindaco Variati e, forse per questo, giustificava il passaggio della linea Tav in centro città. L’atro giorno è stata la volta del ministro Franceschini che, portato a spasso tra la Basilica e le altre bellezze della nostra meravigliosa città , si è espresso sulla Tav, pur non sapendo niente di niente del nostro territorio e delle nostre problematiche (visto che ha ammesso, molto candidamente, che di Vicenza “aveva ricordi solo di quando era bambino”).

Un punto soltanto trova logicità nel suo discorso, quando afferma che, a proposito delle infrastrutture, “c’è un modo intelligente per farle”. Questo modo io lo suggerisco da tempo, ed è quello di, portare la linea Tav fuori dal centro della città (passaggio a sud) come da primo progetto delle allora Ferrovie dello Stato e tuttora presente sul sito di Reti Ferroviarie Italiane (Rfi). In tal modo si risparmierebbero, oltre alla devastazione della città, anche l’abbattimento di innumerevoli case, (con tutte le problematiche a carico dei cittadini interessati), la distruzione di molte fabbriche, (con problemi legati ai posti di lavoro dei dipendenti), svariate infrastrutture ferroviarie e stradali.

Il nostro sindaco, invece, sottopone a Rfi quattro opzioni che sembrano più che altro dei quesiti per stabilire dove e come posizionare la/e stazione/i, nulla chiedendo sul percorso. Nel frattempo sono stati versati fiumi di denaro. Prima per l’obbrobrioso studio di fattibilità, seppellito, più che dalle proteste di vari comitati ed associazioni, dalla sua illogicità, per quanto fosse già stato votato ed avvallato praticamente da tutto il Consiglio comunale, a dimostrazione della incompetenza sostanziale in materia. Poi ancora denari per progetti alternativi che eliminavano inizialmente il bypass stradale-fluviale, in un secondo tempo il canale scolmatore, quindi incarichi per progetti sulle future fantomatiche stazioni. Ma ora ci si accorge che manca la “grana” e che il Governo amico sta tirando il pacco.

Non serve essere degli economisti per capire che siamo proprio messi male, ma tutto ciò non giustifica assolutamente l’abbandono di un’opera fondamentale. Serve solo raziocinio e fare le cose con buon senso, guardando soprattutto, come siamo costretti a fare nelle nostre famiglie, al portafogli ed ai risultati delle nostre azioni. Quindi collegamento diretto e lineare sotto i Colli Berici, con un costo di circa 1/3 rispetto al passaggio cittadino, con una linea che mantiene le caratteristiche di alta velocità, motivo per il quale era stata pensata, dove i treni ad alta velocità che dovranno servire Vicenza percorreranno il breve tratto della linea storica con fermata nell’attuale stazione.

Una considerazione per il sindaco Variati, che prima si lamentava con Franceschini perché nulla è arrivato a Vicenza per la cultura e ora si lamenta con il Governo perché sembra non esserci la cifra necessaria per il ”mostro faraonico” che si voleva fare in centro città. Bastava stare con i piedi per terra e lasciare carta bianca a chi se ne intende di trasporti, e cioè ai tecnici ferroviari, senza improvvisarsi professori in cose che non si conoscono. Molto probabilmente i lavori sarebbero già partiti da tempo. I soldi, molti di meno, da qualche parte si sarebbero trovati e l’opera avrebbe già preso forma. Abbiamo assistito ad una commedia tragicomica, che non mi ha fatto divertire, anzi ha solo dimostrato l’alta capacità dell’inconcludenza.

Luigi Damian

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