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Popolare di Vicenza, il corto circuito Fondazione Roi

“Nella grande bufera che si è abbattuta sulla Banca Popolare di Vicenza, il tema culturale è piccolo, ma non per questo insignificante. Lo sanno bene gli addetti ai lavori, che hanno avuto modo di conoscere il ruolo tradizionalmente svolto dalla Popolare nel sostegno finanziario a una vasta gamma di iniziative. In tempi ormai lontani gli interventi venivano direttamente dalla banca. Da un quinquennio a questa parte, sempre più spesso, questo è avvenuto… per interposta Fondazione Roi”.

Inizia così una riflessione di Liliana Zaltron, consigliere comunale di Vicenza del Movimento 5 Stelle, sulla difficile situazione in cui si trova in questo periodo la Fondazione Roi, istituzione benefica vicentina privata legata a doppio filo all’istituto di credito di via Framarin, proprio perché da tempo gestita dagli stessi vertici di BpVi. La Zaltron mette in evidenza un aspetto, del resto già ricordato da molti, tra i quali anche il Comune di Vicenza, ovvero che la Fondazione Roi detiene oltre 471 mila azioni della Popolare di Vicenza, titoli che sono stati ora svalutati, passando da un valore di 60 euro di pochi mesi fa ai 6,30 euro attuali. Per questo il capitale della fondazione investito in BpVi è passato da 29 a 2,9 milioni di euro.

“Il patrimonio della Fondazione Roi – ricorda la consigliera comunale pentastellata – risulta essere investito, per una parte significativa, in Banca Popolare di Vicenza, fino ad oggi non quotata. A questo punto viene spontaneo chiedersi: si ritiene etico che la Popolare abbia gestito il patrimonio della fondazione, investendo una parte significativa in una sola società, per giunta in pieno conflitto di interessi?”

“Come, e in base a quale considerazione – continua -, si è bypassata una delle regole più conosciute da seguire negli investimenti finanziari, e cioè quella di diversificare gli ambiti in cui si alloca un patrimonio? Da ultimo, le 471 mila azioni erano presenti prima o dopo il cambio di gestione?”

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