Noventa, un incontro con Umberto Matino

Per festeggiare i trent’anni con il Cai di Noventa Vicentina, sottosezione di Vicenza, presso la sala Paradiso di Villa Barbarigo, è stato invitato lo scrittore scledense Umberto Matino che ha parlato al pubblico presente della sua trilogia di romanzi ambientati tra le montagne dell’alto vicentino, territori fortemente impregnati di cultura cimbra. La scelta di dedicare la serata la romanzo giallo non è casuale, dato che il dramma dell’omicidio si mescola con le storie minori e spesso dimenticate dei montanari che si trovano ad affrontare “mostri” anche più terribili, come i turisti privi di rispetto per quella che è una “casa” comune, la montagna.

Nelle catene montuose del Veneto, in contrade “roverse” che il sole non riesce ad illuminare, il visitatore si trova di fronte a un paesaggio “salbanèo”, ovvero mutevole, volatile e imprevisto. Non c’è da fidarsi della montagna, luoghi in cui la natura si modifica in continuazione: contrade sperdute e inventate in Val Leogra e in Val Posina che possono diventano il set idealee per ambientare quelle micro-storie che non trovano posto nella memoria collettiva, affreschi ricchi di “suggestione” che fanno intuire al lettore il senso di ciò che succede nel presente con la rivisitazione narrata del passato. È un processo che ammalia: la scrittura di Matino è una vera e propria “anguana” che invischia chi si accinge ad entrare nel suo universo.

“Gran parte della popolazione di queste valli – spiega Matino – ha origini tedesche con un dialetto originario, il cimbro appunto, che è una specie di miscela ostrogota. Le parrocchie in passato si autoproclamavano il loro parroco, in maniera tale da avere preti allemanni che fossero permeabili al protestantesimo e seguissero una cultura del lavoro improntata al calvinismo. Questo Veneto così diverso dalla razza Piave, dedito all’attività mineraria, tessile e siderurgica, ed estraneo al conformismo, è stato teatro di lotte religiose sanguinarie”. L’ultimo libro di Matino infatti, dal titolo “Tutto è notte nera”, ricostruisce le stragi del passato, quando migliaia di protestanti vennero trucidati dai cattolici nelle campagne venete.

I protagonisti, ovvero il geometra Giuseppe Marcante, il maresciallo Piconese e il giornalista Andrea Rezzonico, compiono un’indagine parallela per svelare il mistero della ragazza accoltellata che reca con sé dei documenti che nascondono, nei simboli e messaggi in codice, l’indicazione per trovare un tesoro. Antiche usanze rivivono tra le pagine e stavolta è il turno della contrada fantastica “Parlati Rossi” che suona un po’ come una parafrasi dei Busati Grigi e dei Busati Mori, contrade della Valle di Riofreddo. “Tutto è notte nera” è un romanzo che riuscirà a soddisfare sia gli amanti del giallo sia gli habitué del romanzo storico.

Camilla Bottin

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