domenica , 12 Settembre 2021

“Noi che credevamo nella BpVi” chiede un nuovo Cda

I membri dell’attuale consiglio di amministrazione di Banca Popolare di Vicenza che sono ancora legati all’era Zonin devono dimettersi immediatamente, e la banca deva andare subito verso un vero rinnovamento. E’ questo il senso, in estrema sintesi, di una lettera aperta, che l’associazione  “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza” ha indirizzato praticamente alle leve del potere economico, quantomeno a quello italiano, con un allargamento alla Banca centrale europea.  La lettera si rivolge infatti, tra gli altri, a Bankitalia, alla Bce, a Confindustria Nazionale e a Confindustria Vicenza, senza dimenticare le associazioni dei consumatori.

Gli uomini dell’associazione che difende i piccoli risparmiatori di Bpvi, rimasti vittime della mala gestione del passato, prendono le mosse dall’esito della votazione sull’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici della banca del 26 marzo scorso, un risultato nel quale, sottolineano, il sì non è passato, ma i no, in realtà hanno perso. E c’è molto di vero in questo dato che a ben guardare “i sostenitori del no – si legge nella lettera aperta -, composto da 169 soci con il 18,5% di capitale, rappresentano un’espressione di continuità, con la vecchia gestione, per noi incomprensibile”.

“Ci preme evidenziare – continuano i responsabili dell’associazione – come il voto di astensione debba essere considerato di opportunità, alla luce dell’invito del presidente Dolcetta su tempi e modi dell’azione”. Premesso questo “ci chiediamo – prosegue la lettera – come sia possibile oggi che un Consiglio di amministrazione che per i suoi due terzi è ancora legato al precedente presidente Zonin, difeso solo dal 18, 5% del capitale e da 169 soci, si ritenga ancora in diritto di restare aggrappato a una poltrona in un momento in cui la banca ha raggiunto tutti gli obiettivi di sopravvivenza da loro imposti per il futuro dell’istituto (trasformazione in Spa, approvazione bilancio, etc, cessata quindi anche la scusa della moral suasion Bce)”.

“Riteniamo a questo punto doverose – si legge in conclusione -, nella prospettiva del rinnovamento promesso, le dimissioni immediate di quanti, nell’attuale dirigenza, hanno sostenuto la politica Zonin. Chiediamo a tutte le associazioni che condividono membri al loro interno con questo Cda, di sostenere questa nostra richiesta di rinnovamento in maniera palese, forte e decisa”

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